Bonus fiscale per i figli a carico, tutto quello che c'è da sapere

I ragazzi sino 24 anni sono considerati a carico entro il tetto di 4mila euro di guadagno: ecco le voci che vanno a comporlo e come funzionano le detrazioni.

 

È aumentato il bonus per i figli a carico. Da gennaio infatti, è entrato in vigore l'articolo 1 comma 144 bis e ter della legge di bilancio del 2018, che alza da 2.840,51 a 4mila euro la soglia di reddito entro la quale i figli sono considerati ancora dipendenti economicamente dalla famiglia. Cosa significa questo? Che la famiglia ha più margini per le relative detrazioni fiscali, guadagnando in agevolazioni e controllo del budget familiare.

Ma andiamo nel dettaglio: la legge di bilancio 2018 stabilisce che sono considerati a carico i figli con meno di 24 anni che percepiscono un reddito annuo non superiore a 4mila euro. Per gli ultra 24enni invece, la soglia resta ferma ai 2.840 euro ed è entro questi margini che i genitori possono muoversi per ottenere i relativi bonus fiscali.

La regola vale sia per i figli a carico legittimi, quelli naturali riconosciuti al di fuori del matrimonio, quelli adottivi, quelli affiliati e quelli adottati.

Il bonus fiscale va chiesto in sede di dichiarazione dei redditi delle persone fisiche o al momento della compilazione del modulo 730.

Bonus fiscale per figli a carico
950 euro per ogni figlio di età pari o superiore a 3 anni e non portatore di handicap
1.220 euro per ogni figlio di età inferiore a tre anni e non portatore di handicap
1.350 euro per ogni figlio di età pari o superiore a tre anni e portatore di handicap (con aumento di 400 euro)
1.620 euro per ogni figlio di età inferiore a tre anni e portatore di handicap (con aumento di 400 euro)
In presenza di tre figli alle cifre suddette vanno aggiunti altri 200 euro per ogni figlio.
Alle famiglie con 4 o più figli viene riconosciuta in aggiunta un’ulteriore detrazione di 1200 euro
a titolo di “famiglia numerosa”.

 

Importo del bonus fiscale per figli a carico

In che cosa consistono però le detrazioni? Il bonus per i figli a carico è stabilito all’interno del Dpr n. 917 del 1986 contenente il Testo Unico delle imposte sui redditi. Il testo prevede una detrazione di 950 euro per ciascun figlio, che diventano 1220 euro se il bambino ha meno di tre anni e cui vanno aggiunti 400 euro se il figlio è portatore di handicap. Per i contribuenti con più di tre figli a carico, il bonus fiscale è aumentato di 200 euro per ciascun figlio a partire dal primo. Ai genitori con 4 figli inoltre, viene anche riconosciuta un’ulteriore detrazione di 1.200 euro aggiuntivi a titolo di “famiglia numerosa”, nucleo su cui gravano forti spese.

Le cifre indicate però, non vengono detratte in toto. Il bonus fiscale per i figli a carico che spetta effettivamente ai genitori, va calcolato secondo una formula precisa che adegua la detrazione alle varie fasce di livello di reddito familiare sino ad arrivare ad azzerarla quando i redditi sono molto alti.

La formula è la seguente: gli importi della detrazione di base vanno moltiplicati per  (95 mila euro, ovvero il reddito teorico, meno il reddito effettivo e dividere il tutto ancora per 95mila. In presenza di più figli, l’importo di 95.000 euro è aumentato per tutti di 15.000 euro per ogni figlio successivo al primo.

Facciamo un esempio per un figlio a carico di 2 anni (non portatore di handicap) in presenza di un reddito complessivo IRPEF pari ad euro 25.000 euro. Il calcolo del bonus fiscale è il seguente: 1.220 euro  x [(euro 95.000 - euro 25.000) diviso ancora per 95.000].

Il risultato è di 898,94 di bonus fiscale.

Come si calcola il reddito del figlio a carico?

Per stabilire se il figlio è a carico o meno, vale soltanto la soglia stabilita per legge mentre sono del tutto irrilevanti l’età, il fatto che svolgano o meno una propria attività o vivano al di fuori del nucleo familiare, studiano o stanno effettuando stage professionali non retribuiti.

Non importa nemmeno quando il figlio svolge qualche lavoretto, per cui se anche guadagnerà qualcosa con qualche piccola attività estiva, ai fini del bonus fiscale, varrà soltanto il fatto se abbia o meno superato la soglia dei 4mila o o dei 2.840, 51 euro.

Basterà dunque che il ragazzo superi tali quote all’inizio dell’anno con una temporanea retribuzione per impedire la detrazione fiscale per l’anno stesso.

La mancata comunicazione di variazioni di stato (ad esempio la nascita di un nuovo figlio o la sua raggiunta indipendenza) è sanzionata con una multa da 258 a 2.065 euro.

Redditi inclusi e redditi esclusi dal calcolo

Le voci che contribuiscono a formare il reddito complessivo dei figli sono diverse: c’è ovviamente il guadagno che deriva dal lavoro dipendente, quello che proviene dal lavoro autonomo o dalle attività di una piccola impresa soggetta al regime dei minimi, e anche la quota esente dai redditi che arriva dal lavoro svolto in località frontaliere.

Rientrano nella composizione del reddito infine, anche gli affitti riscossi da immobili di proprietà e soggetti al regime della cedolare secca. Ci sono però alcuni compensi che non hanno rilevanza ai fini del calcolo del reddito del figlio al fine del bonus fiscale. Tra questi, citiamo le borse di studio, quelle di dottorato o i guadagni derivanti da corsi di specializzazione universitari, assegni di ricerca delle Università, pensioni di invalidità civile, rendite Inail o l’assegno di maternità per la donna lavoratrice. Sono esclusi dal calcolo anche alcuni redditi tassati alla fonte come le vincite al gioco, i proventi che derivano da attività sportiva dilettantistica, gli interessi di obbligazioni o titoli di Stato, conti correnti e depositi.

Ecco nella tabella qui di seguito l’elenco completo delle esclusioni.

Sono esclusi dal reddito del figlio a carico
I redditi esenti IRPEF come: I redditi tassati alla fonte come:
borse di studio, di dottorato, corsi di specializzazione universitari in medicina e chirurgia compensi per attività sportiva dilettantistica fino a 7.500 euro annui
borse di studio Erasmus e importi erogati dall'Università per,cifre che npn superino i 7.746,85 euro interessi delle obbligazioni e dei titoli di Stato, dei depositi e dei conti correnti bancari e postali
borse di studio a vittime del terrorismo e della criminalità organizzata premi e vincite al gioco
assegni di ricerca di università, enti pubblici e istituzioni di ricerca proventi delle quote dei fondi di investimento mobiliare aperti italiani e stranieri
pensioni di invalidità civile e per cause di servizio il riscatto dei fondi pensione per perdita del posto di lavoro
indennità di mobilità per la parte reinvestita nella costituzione di società cooperative  
indennità di accompagnamento
assegno di maternità per la donna lavoratrice e le rendite INAIL

 

A chi spettano le detrazioni e come funzionano

A godere del bonus fiscale per i figli a carico sono, ovviamente, in primis i genitori. Ma si tratta di una regola flessibile, che può variare in presenza di certe condizioni. Ad esempio: la detrazione può essere chiesta anche da un altro figlio o da un altro parente (e non dai genitori) se sono loro ad avere il reddito più elevato e a sostenere il peso dell’intera famiglia o del figlio di riferimento.

I genitori non separati detraggono ciascuno il 50 per cento, ma si possono anche accordare e chiedere di scalare l’intero bonus fiscale dalla dichiarazione dei redditi del coniuge che ha il reddito più elevato. In caso di separazione o divorzio invece, la detrazione spetta al genitore affidatario e si torna al 50 per cento in caso di affidamento congiunto del figlio.

Se i genitori non sono sposati infine, se esiste un provvedimento per l’affidamento dei figli si seguono le stesse regole dei genitori separati. In assenza di un provvedimento per l’affidamento dei figli è applicabile quanto previsto per i genitori coniugati.

Quando serve una protezione in più

Il bonus per i figli a carico rappresenta un aiuto per le famiglie, su cui gravano costi per alimentazione, abbigliamento e spese scolastiche, di cui in alcuni casi sono previste anche detrazioni. Spesso però, a pesare sul budget familiare possono capitare anche costi per infortuni, incidenti o problemi educativi e di sostentamento per i quali esistono assicurazioni specifiche, anch’esse deducibili. Un esempio è Protezione Junior di MetLife, che prevede una quota minima mensile di 16 euro, scontata per i figli successivi al primo.  Per informazioni, basta chiedere un preventivo on line, consultando poi il set informativo con tutte le condizioni prima di sottoscriverla.

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