Uno dei punti sui quali molte neo mamme si trovano impreparate è l’allattamento al seno: nessuno racconta (prima) quanto possa essere faticoso e difficile da avviare con successo. I corsi preparto si concentrano moltissimo sulla nascita, sul contenimento del dolore del parto, sulla respirazione, ma pochissimi affrontano con la giusta incisività il quello che succede dopo.

Ecco perché “The ten steps to successful breastfeeding” ovvero “la guida in dieci passi per un allattamento efficace” sembra non solo opportuna ma anche necessaria in un momento in cui la donna deve essere guidata, incoraggiata e stimolata per favorire al meglio l’allattamento al seno.

 

Perché allattare al seno è così importante

“Se tutti i bambini fossero allattati nei primi due anni di vita – si legge nel rapporto OMS e Unicef [2] – si stima che ogni anno potrebbe essere evitata la morte di 820 mila bambini sotto i 5 anni”. Il Direttore generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha aggiunto e confermato che in molti ospedali e comunità nel mondo, l’eventualità che un bambino possa essere allattato o meno può fare la differenza fra la vita e la morte.

Questo perché il latte materno è un alimento completo e potente che protegge i bambini dalle infezioni e dà il giusto nutrimento per permettere una crescita sana. Inoltre, sempre nello stesso rapporto si legge che l’allattamento al seno contribuisce a migliorare “il Quoziente Intellettivo, le capacità e la frequenza scolastiche ed è associato a un maggiore reddito nel corso della vita adulta”.

I reparti nascita, i corsi preparto e le ostetriche lo ripetono senza sosta: l’allattamento è vitale per il bambino e salutare per la mamma. E le mamme italiane sembrano iniziare a lavorare in questo senso: gli ultimi dati Istat a disposizione, sintetizzati nella ricerca: “Gravidanza, parto e allattamento al seno”[1] , parlano di un trend in crescita: l’85,5% delle neomamme sceglie di allattare e lo fa almeno per 4,1 mesi in maniera esclusiva.

Alcune mamme non possono o non riescono ad allattare i propri bambini. In questo caso non bisogna farsene una colpa: per fortuna esiste un supporto valido anche in questo caso e il latte in formula riesce a supplire alle necessità nutrizionali.

I 10 passi per promuovere l’allattamento al seno: quali sono

La guida elaborata da OMS e Unicef si pone come riferimento per gli ospedali e i centri nascita di tutto il mondo perché proteggano, promuovano e supportino nel modo giusto l’allattamento al seno attraverso 10 azioni fondamentali [3]:

  1. Buone pratiche in ospedale che possono riassumersi in una politica di non-promozione del latte in formula, nella proposta dell’allattamento al seno come standard, nell’attenzione nel tracciare i risultati ottenuti dalle attività di supporto all’allattamento.
  2. Stimolare la formazione dello staff ospedaliero e valutare la loro competenza corrente, solo in questo modo si può aspirare a un gruppo medico e paramedico di supporto alle mamme e ai neonati, preparato e informato.
  3. Promuovere corsi preparto nei quali venga discussa con le future madri l’importanza dell’allattamento al seno preparandole a sostenere l’impegno.
  4. Promuovere il giusto sostegno dopo la nascita stimolando il contatto skin-to-skin (pelle a pelle) che stimola la vitalità e la ricerca naturale del seno da parte del neonato e aiutando le mamme a trovare il modo giusto di attaccare il bimbo per evitare dolori e problemi.
  5. Aiutare e sostenere le madri a continuare l’allattamento perché i primi approcci possono non essere semplici. Problematiche comuni come ragadi, mastiti, indolenzimenti, possono scoraggiare le donne a continuare. In questo senso il supporto di un esperto è fondamentale: per trovare le posizioni corrette, per dare informazioni pratiche, o semplicemente per rassicurare sull’efficacia dell’allattamento.
  6. Per le mamme che necessitano di un’integrazione è importante che la struttura ospedaliera consigli il latte in formula solo quando necessario per ragioni mediche, anteponendo alla scelta dell’artificiale, il latte materno donato da altre madri. In ogni caso, se il biberon non può essere evitato, è importante formare le mamme sul modo giusto e sicuro di preparare il latte in formula.
  7. Stimolare le madri a tenere il bimbo con sé notte e giorno attraverso la cosiddetta pratica del rooming-in che prevede il posizionamento della culla nella stessa stanza della madre. Nello stesso tempo è importante - se il piccolo necessita di terapie specifiche, per cui non può essere lasciato accanto alla madre – spingere i reparti di degenza a prevedere che le mamme possano stare accanto ai propri piccoli per più tempo possibile.
  8. Promuovere l’allattamento “a richiesta” aiutando i genitori a comprendere quando il piccolo ha fame e non limitando il tempo né il numero delle poppate giornaliere.
  9. Spiegare i rischi nell’utilizzo di biberon e ciucci: un punto cruciale è quello di far sapere che biberon e ciucci possono essere supporti comodi ma potenzialmente pericolosi per la salute del bambino. Dunque vanno usati solo in caso di necessità.
  10. Una volta tornati a casa... è importante che l’ospedale informi le mamme sull’esistenza di gruppi di aiuto che possano supportare l’allattamento al seno, aiutando le mamme in difficoltà.

Quello che le mamme dovrebbero sapere sull’allattamento al seno

Oltre le buone regole per gli ospedali, il Ministero della Salute del nostro Paese ha realizzato una guida dedicata alle mamme [4] che spiega quanto l’allattamento sia un fatto naturale e benefico:

Allattare fa bene al bambino perché:

  • Contribuisce a una migliore conformazione della bocca
  • Protegge da infezioni respiratorie e otiti
  • Protegge contro la dissenteria
  • Riduce il rischio di diabete

Allattare fa bene alla mamma perché:

I primi giorni dopo il parto possono essere non semplici: la montata lattea solitamente impiega qualche giorno ad arrivare e la mamma non sente il seno gonfio come dovrebbe essere: specialmente se è la prima volta la paura di “non avere latte” si insinua con facilità.

In realtà, in questo momento quello che il bambino sugge e che il corpo produce non è latte vero e proprio ma colostro, ovvero un “primo latte”, un siero giallognolo ricco di immunoglobuline, anticorpi, acqua, proteine, grassi e carboidrati. Un alimento leggero e pertanto fondamentale perché l’apparato gastrointestinale del neonato possa abituarsi a lavorare.[5]

L’importanza del supporto della famiglia

Quando nasce un bambino cambiano gli equilibri della famiglia, non solo perché arriva un membro in più, molto impegnativo e che richiede molte attenzioni, ma anche perché almeno per il primo anno di vita del bambino, la donna/mamma è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale.

Questo impegna la mamma in modo particolare, di giorno e spesso anche di notte. Ecco perché in questo momento speciale, il supporto della famiglia è fondamentale: papà e fratelli e – in misura differente – nonni e zii, possono supportare in modo decisivo la famiglia che cresce.

“Una donna che ha appena partorito ha bisogno di aiuto e di sostegno e il partner in questo caso è una figura di riferimento centrale. Gli psicologi hanno evidenziato come sia di fondamentale importanza la collaborazione attiva del compagno ed il sostegno di altri parenti prossimi per l’accudimento del piccolo e per l’avvio dell’allattamento. Nelle donne che dichiarano una relazione insoddisfacente con il proprio compagno oppure scarse relazioni sociali, infatti, il maternity blues o la depressione post-parto hanno un impatto maggiore”. [6]

Un aiuto alle neomamme in difficoltà con l’allattamento

Una volta c’erano le vicine di casa, le nonne, le amiche già mamme che si prendevano cura della puerpera per i primi 40 giorni dopo il parto, esortandola a riposare, a non alzarsi dal letto, a non uscire, a restare attaccata al suo bambino.
Oggi non è più così e fattori come gli spostamenti lavorativi, la distanza dalla rete familiare di origine e i ritmi lavorativi, richiedono nuove forme di sostegno.

In molti nosocomi del nostro Paese è attivo il progetto “Fiocchi in Ospedale” di Save the Children, che MetLife sostiene per il secondo anno consecutivo. Si tratta di un’attività che da quest’anno offre un sostegno domiciliare dopo le dimissioni dall’ospedale alle mamme in difficoltà psicologica.

Conclusioni e consigli finali

  • Segui un corso preparto (in ospedale o privatamente) e chiedere tutte le informazioni e le curiosità alle ostetriche o alle operatrici;
  • Ricorda che il latte materno è un alimento completo, sufficiente a garantire la crescita del neonato;
  • Almeno per i primi sei mesi prova l’allattamento “a richiesta”, così come consigliato da OMS e Unicef. Cerca di assecondare il bambino ogni volta che desidera nutrirsi, di giorno così come di notte.
  • Non aver paura di chiedere aiuto quando necessario: in ospedale così come nei consultori o nelle strutture private, ci sono molte operatrici pronte a sostenere una mamma che vuole allattare.

Fonti per questo articolo

[1] https://www.istat.it/it/archivio/141431

[2] https://www.unicef.it/doc/8230/unicef-oms-nuova-guida-10-passi-per-allattamento.htm

[3] http://www.unicef.it/Allegati/BFHI_Poster.pdf

[4] http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_opuscoliPoster_250_allegato.pdf

[5] https://www.lllitalia.org/latte-materno-componenti-e-caratteristiche/perche-il-latte-materno-e-cosi-importante.html

[6] 3. Bastianoni, P., Taurino, A. “Famiglie e genitorialità oggi: nuovi significati e prospettive”. Unicopli.

 

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postato: Maggio 7, 2018