Come riconoscere e superare la sindrome da nido vuoto

Nel ciclo di vita di qualsiasi famiglia arriva sempre un momento in cui i figli decidono di prendere la propria strada ed andare via di casa. Pur trattandosi di un passaggio assolutamente naturale nella vita di ciascun individuo, non sempre viene vissuto con gioia e positività dai genitori. Anzi, per alcuni può rappresentare un momento di shock o comunque un’esperienza molto difficile da gestire.

 

Cosa farò adesso che i miei figli non vivono più in casa? Sarò in grado, dopo tanti anni, di tornare a gestire la mia vita di coppia? Davvero sto invecchiando così velocemente? Sono queste le domande che i genitori si pongono quando i figli spiccano il volo verso altri lidi.  Si tratta della cosiddetta “sindrome del nido vuoto”: fase della vita genitoriale caratterizzata da sentimenti di tristezza e solitudine che si manifestano quando i figli decidono di lasciare casa per la prima volta. 


 “Io e Alice, la mia primogenita, siamo molto uniti. Quando è partita per studiare un anno negli Stati Uniti aveva sedici anni e per me è stato uno shock” racconta il giornalista Mario Giordano. “All’inizio è stata veramente dura, la cosa più difficile fu resistere alla tentazione di andarla a prendere laggiù al confine tra il Kentucky e l’Ohio”.  Fonte corriere.it 


Da un punto di vista razionale, i genitori possono sicuramente comprendere e condividere le ragioni che spingono i figli ad allontanarsi da casa, ma le forti emozioni che scaturiscono dal vedere il proprio nido svuotarsi possono essere più complicate da gestire. Ci si preoccupa maggiormente della loro sicurezza e ci si chiede se saranno veramente in grado di cavarsela da soli là fuori nel mondo.


“Non immaginavo di poter arrivare a trascorrere tutto il mio tempo attaccata al telefono nella speranza di ricevere una sua telefonata. Amo moltissimo mia figlia, ma tengo anche alla mia carriera, agli amici e al resto della famiglia. In questa occasione ho scoperto che affrontare la sindrome del nido vuoto può essere difficile quasi quanto l’elaborazione di un lutto. Quindi, se pensate che possa aiutarvi, date pure libero sfogo alle lacrime” dice Natalie Caine, una mamma senza figli in casa che ha fondato la Empty Nest Support Services per aiutare i genitori affetti da sindrome del nido vuoto ad affrontare il periodo di transizione.

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Preparati alla fase di transizione

 

Molti genitori rimangono sconvolti quando si accorgono che i figli sono ormai diventati adulti, e posti dinanzi alla partenza, per ragioni di lavoro o di studio, possono precipitare in uno stato di crisi che può condizionare fortemente le loro vite. Pertanto, la fase di preparazione alla transizione dovrebbe cominciare il più presto possibile.


“Con la partenza di un figlio il genitore “abbandonato” vede sminuito il suo ruolo di figura genitoriale e a volte questo può provocare anche una crisi d’identità. Dedicarsi a nuovi interessi e conoscere nuove persone può essere di grande aiuto per superare questo momento di difficoltà. È bene che ciò avvenga già prima della partenza dei figli, in modo tale da poter gestire questo cambiamento come un semplice passaggio da ciò che era la vita prima a ciò che la vita sarà d’ora in avanti” dice lo psicoterapeuta britannico Danny Hickling.


“Scrivere fu la mia terapia. Raccontai come mi sentivo ai lettori, ci scambiammo le esperienze. Oggi alcuni mi chiedono ancora di lei” dice Giordano. “E inoltre cominciai a correre, la corsa divenne il mio sfogo. Rientravo a casa e correvo almeno per un’ora”. Fonte corriere.it


Ritrova te stesso

 

Riscopri i tuoi vecchi hobby e lasciati coinvolgere dalle tue passioni. Cosa ti piaceva fare prima di diventare padre o madre? Cosa hai sacrificato per dedicarti totalmente al ruolo di genitore? Riprendi dal punto in cui hai lasciato, riappropriati di quella parte della tua vita.


“Ho preso una macchina fotografica e ho cominciato dalle prime ore del mattino a fotografare tutto quello che colpiva la mia attenzione. Per lunghi anni ho fatto la logopedista. Poi mi sono re-inventata una nuova carriera recuperando quella parte di me che era rimasta sepolta per decenni” afferma Caine.


Hickling consiglia di “prestare attenzione alle opportunità che questo momento di transizione ti offre, dai nuovo valore alla tua vita e recupera il tempo speso a tirar su i tuoi figli”.

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Dedicati al tuo partner e agli amici

 

Per molti anni ti sei concentrato quasi esclusivamente sul tuo ruolo di genitore, ma adesso che i tuoi figli sono andati via avrai finalmente la possibilità di riscoprire il valore della vita di coppia e insieme al tuo partner potrete lasciarvi coinvolgere maggiormente l’uno dalla vita dell’altro.


 “Quando l’unico o l’ultimo figlio lascia la casa di famiglia, tutte le attenzioni tornano inevitabilmente a concentrarsi sul rapporto di coppia. Gli effetti di questo cambiamento possono essere molto diversi: per alcuni può essere un modo per riportare alla luce vecchie crepe che erano state dimenticate per “il bene dei propri figli”, mentre per altri non avere più figli intorno 24 ore su 24, e relative preoccupazioni finanziarie, può essere un pretesto per ravvivare il rapporto” dice Hickling.


I genitori soli (senza un coniuge o un compagno di vita al proprio fianco) possono avere maggiori difficoltà nel superare la sindrome del nido vuoto, perché sentono di non avere più nessuno con cui condividere i momenti di vita quotidiana. In questi casi la fase di transizione può rappresentare una grande occasione per rimettersi in contatto con gli amici, vivere attivamente la comunità, frequentare locali, club e associazioni, dedicarsi al volontariato.


Stai attento ai segnali di depressione. Quando un figlio si trasferisce lontano da casa, è assolutamente  naturale per un genitore sentirsi triste e solo. Tuttavia, se la solitudine e il senso di vuoto diventano una costante nella tua vita, forse potrebbe essere una buona idea ascoltare il parere di un medico.


La tecnologia annulla le distanze

 

Al giorno d’oggi, è molto più semplice rimanere regolarmente in contatto con i propri figli anche se si trovano a grande distanza. Puoi parlare con loro al telefono, chattare e programmare chiamate via Skype a cadenza più o meno regolare.


In fondo ricorda che la felicità che stai cercando puoi trovarla soltanto dentro di te. Nessuno rimane al nostro fianco per tutta la nostra esistenza. Pertanto, dobbiamo imparare ad essere felici prima di tutto con noi stessi.


Per superare definitivamente il dolore del distacco dobbiamo imparare ad osservare l’evento “traumatico” da un altro punto di vista, come suggerisce la psicologa Gianna Schelotto: “si deve pensare che se i figli hanno avuto la capacità di prendere il volo è perché i genitori sono stati molto bravi a farli volare. Il ruolo di mamma o papà in pena non si addice a questi genitori. Occorre che riprendano in mano la propria vita, per il proprio bene e per quello dei figli”. Fonte corriere.it