Conviene lavorare in proprio? 5 cose da sapere

Lavoratore autonomo o dipendente? Spesso il risultato non è frutto di una scelta ma di un percorso lavorativo che prende direzioni e incontra opportunità differenti. Vediamo quindi i pro e i contro di entrambe le strade.

Aprire una partita iva oppure firmare un contratto a tempo determinato o indeterminato (che implicano un rapporto di lavoro subordinato) sono situazioni che comportano un approccio al lavoro semplicemente diverso, senza per forza un attributo “migliore o peggiore” di una delle due condizioni.

Naturalmente, come è facile intuire, un contratto di lavoro dipendente offre maggiori garanzie sulla certezza del reddito (che è fisso e stabilito al momento dell’assunzione) e solitamente viene percepito come più stabile e duraturo. In realtà anche un contratto subordinato può avere una breve durata, come nel caso di un tempo determinato che dura al massimo 36 mesi (rinnovabili).

Nel contratto sono segnalati i doveri che, in termini di orari (massimo 40 ore settimanali più straordinari) e prestazioni, il lavoratore è tenuto a rispettare, così come pure viene stabilita la regolazione di ferie e festività che, di norma, seguono il Contratto Collettivo Nazionale di riferimento e dalle leggi dello Stato. In ogni caso, ogni lavoratore può godere di un periodo di riposo annuale retribuito di almeno 4 settimane, oltre ai congedi straordinari per cause specifiche.

A livello contributivo e previdenziale è il datore di lavoro (azienda o Ente pubblico) che provvede al versamento degli oneri, conteggiando le quote in base allo stipendio del dipendente.

Ci troviamo, dunque, in un ambito molto regolamentato e che difficilmente “riserva sorprese” al lavoratore che viene, oltretutto, sollevato dal provvedere autonomamente ad una serie di adempimenti fiscali e amministrativi.

Detto ciò sembra quasi che aprire la partita iva non sia conveniente ma analizzando le statistiche la storia assume un’altra prospettiva: in Italia gli autonomi costituiscono una fortissima percentuale, occupando una fetta che ha raggiunto lo scorso anno il 23% sul totale della forza lavoro.

Partita Iva: come funziona e ultime novità

Ci sono casi in cui avere la partita Iva permette di iniziare subito a lavorare e non sempre i guadagni sono deludenti né la situazione costituisce un “pro tempore”: pensiamo a medici specialisti, traduttori, grafici, consulenti d’azienda, formatori, account, etc.

Ma cosa bisogna sapere prima di iniziare un’avventura autonoma nel proprio settore?

artigiano al lavoro

#1 Una partita iva è di fatto una ditta individuale, alla quale viene assegnato un codice, scelto dall’elenco Ateco  tra i più coerenti con il percorso lavorativo, che ne determina le possibilità operative: il solo fatto di avere una partita iva, dunque, non permette al lavoratore di svolgere un numero di mansioni e attività illimitato. 

#2 Il lavoratore autonomo con partita iva svolgerà dunque prestazioni per differenti “datori di lavoro”, più spesso definiti “clienti”, ai quali presenterà una fattura a titolo di ricevuta delle prestazioni svolte, all’interno della quale vengono conteggiati tutte le imposte, gli oneri contributivi e le ritenute.

Questo tipo di posizione, infatti, non può in alcun modo sostituire un rapporto di lavoro continuativo con un unico datore di lavoro: la mono committenza è considerata una “falsa” partita iva.

“Secondo quanto disposto dalla legge «Fornero», scatta la presunzione di subordinazione delle collaborazioni a partita Iva se si realizzino almeno due delle seguenti tre condizioni (introdotte nell'articolo 69-bis del Dlgs 276/2003):

 a) la collaborazione con lo stesso committente ha una durata complessiva superiore a otto mesi annui per due anni consecutivi;
 b) il corrispettivo derivante dalla collaborazione, anche se fatturato a più soggetti riconducibili allo stesso centro d'imputazione di interessi, costituisce più dell'80% dei corrispettivi annui complessivamente percepiti dal collaboratore nell'arco di due anni solari consecutivi; 
 c) il collaboratore dispone di una postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.” Fonte Il Sole 24Ore 

#3 Per garantire il proprio trattamento pensionistico, di maternità e previdenziale, di norma un lavoratore autonomo è tenuto a versare trimestralmente l’Iva al 22% per ogni fattura, oltre alla ritenuta d’acconto (20% dell’imponibile). Qualora si sia effettuata anche l’iscrizione alla gestione separata di una cassa professionale (come quella degli architetti, degli ingegneri, dei farmacisti, dei giornalisti, etc) oppure alla gestione separata Inps, andrà versata anche una percentuale variabile tra il 2 e il 5%

#4 Non tutti i freelance all’inizio della loro carriera sono obbligati ad aprire una partita iva, perché esiste la possibilità di lavorare certificando una o più “prestazioni occasionali” con una semplice ricevuta (soggette alla sola ritenuta d’acconto). Tuttavia l’ammontare totale annuo del guadagno da questo tipo di attività non può essere superiore a 5 mila euro e i giorni totali di collaborazione certificata non eccedere i 30, sempre calcolati nell’anno solare.

#5 Qualora si avesse l’intenzione di aprire una partita iva, oppure i proventi dall’attività professionale dell’anno precedente non siano stati superiori ad un tetto massimo stabilito in base alla categoria professionale, è possibile accedere ad un nuovo regime forfettario che facilita la gestione amministrativa, fiscale e contributiva che inevitabilmente bisogna considerare quando si inizia un’attività per proprio conto.

In particolare il forfettario permette semplificazioni rispetto agli oneri sull’Iva e sulla tenuta gestionale della ditta individuale. In fattura infatti non è necessario indicare né il 22% di imposta sul Valore Aggiunto, né il 20% di ritenuta che vengono però comunque rimesse in forma di franchigia annua, oltre al fatto che non è più necessario calcolare trimestralmente gli oneri da rimettere allo Stato, ma il calcolo viene effettuato su base annua. A questo tipo di regìme particolare possono accedere sia le nuove partite Iva, sia le attività già in essere, purché rispettino appunto le caratteristiche sul volume d’affari annuo della propria categoria di appartenenza.

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Aprire la partita Iva: chi sono i nuovi autonomi e le novità per il 2017

Quasi la metà delle nuove attività autonome e professionali (47,8%) è di proprietà di giovani fino ai 35 anni, mentre il 32,9% è attribuibile a persone fino ai 50 anni. Un dato significativo che colloca anche l’inizio dell’attività professionale in una fascia giustamente giovane e foriera di nuove energie e idee. Il nord del Paese è quello più prolifico in termini di nuove aperture.

Anche per il prossimo anno solare sono state annunciate inoltre piccole novità per i possessori di una attività autonoma o per coloro che hanno intenzione di avviarne una: il Governo ha annunciato che scompariranno gli studi di settore, una novità molto attesa, al pari dell’abolizione dell’Irap.

Allo stesso modo saranno avviate delle attività di cessazione per le attività inattive, ovvero per le partite iva cosiddette “dormienti” che da almeno 3 anni non facciano segnalare un’attività finanziaria. In questo caso, come segnalato da questo articolo  “il titolare della partita Iva riceverà un avviso di notifica di cessazione dell’attività, tutto questo senza dover pagare alcuna sanzione pecuniaria”.