Spiegare il terremoto ai bambini

Il terremoto è un evento traumatico che fa perdere, a chi lo vive in prima persona, la casa, la propria quotidianità, le proprie certezze e nei casi più drammatici anche i propri familiari e gli amici. Quando non si hanno più punti di riferimento stabili, sono soprattutto i bambini a vivere momenti di forte smarrimento e paura. Vediamo come fare per spiegare ai bambini il terremoto, facendo capire che è un evento naturale ma che ci si può difendere riducendo al minimo i danni a persone e cose.

Terremoto: cosa raccontare ai bambini

Si può cominciare a spiegare cosa sono i terremoti usando le favole. Ne “Il libro delle terre immaginate” di Guillaume Duprat ad esempio è riportata una breve favola indù che spiega il terremoto con fantasia, puntando sulla simpatia di sette tartarughe sorelle. Nulla di scientifico, ma per i bambini in tenera età è già un buon punto di partenza.

Per le scuole primarie invece è disponibile un video progetto didattico del Gruppo dei Volontari della Protezione Civile di Bastia Umbra e dell’Associazione di Protezione Civile di Pietralunghese. Un vero e proprio cartone animato che spiega ai bambini il perché del verificarsi dei terremoti e come comportarsi se ci coglie di sorpresa a scuola, in casa o per strada.


Per le scuole secondarie invece segnaliamo un docu-fiction che spiega cos’è un terremoto e racconta come ridurre i rischi, girato a L’Aquila dopo il devastante terremoto che il 6 aprile 2009 ha distrutto intere famiglie, messo in ginocchio un intero territorio e cancellato secoli di storia dalle nostre cartine geografiche.


Le esercitazioni come forma di prevenzione

Oltre ad aver insegnato cosa fare in caso di emergenza con le prove di evacuazione tenute regolarmente a scuola, sarebbe bene organizzare delle esercitazioni pratiche anche in casa e in città. Come il Giappone ad esempio che ha inserito le esercitazioni a tutti i livelli nei suoi piani di sicurezza nazionale.

Tenendo conto delle indicazioni della Protezione Civile: giocando a mettersi in salvo sotto i tavoli, stando lontani da oggetti che possono cadere, evitando l’ascensore, scendere le scale appoggiandosi al muro, evitando di uscire sui balconi, dominando l’emozione del momento, stai in realtà dando al bambino un modo semplice e giocoso di sapere come affrontare un eventuale momento di vero panico.

Con queste premesse, nel caso di coinvolgimento diretto in un terremoto sarà più semplice anche per te spiegare con calma cosa sta succedendo e cosa fare.

bambini che giocano

Dopo il terremoto: i consigli di Save The Children

L’associazione no-profit Save The Children, che lotta per i diritti dei bambini e per migliorare le loro condizioni di vita in tutto il mondo, ha stilato un vademecum per prendersi cura dei più piccoli in situazioni complesse come un terremoto: un decalogo da stampare e rileggere ogni giorno per sapere come affrontare la situazione, nel caso servisse.
 

    1. Ridurre al minimo la visione di notiziari e trasmissioni televisive: la visione continuata e continua delle immagini del disastro potrebbe rallentare il superamento del trauma, soprattutto nei bambini più piccoli che non sono ancora in grado di distinguere il concetto di immagini registrate e “in diretta”, alimentando così la paura che l’evento non sia ancora finito.

    2. Ascoltare parole e silenzi: dialogare con i bambini e cercare di capire la loro personale percezione del vissuto e le relative emozioni è la base da cui partire per spiegare e dare informazioni e notizie nel modo migliore.

    3. Rassicurare e supportare: rendere il più sereno possibile il momento, spiegando cosa fare e come farlo e perché farlo, aiuta i più piccoli a comprendere sentendosi al sicuro, stato d’animo che ridimensiona ansie e paure.

    4. Rivolgersi ad esperti in caso di bisogno: purtroppo durante un disastro naturale può capitare di perdere persone care o di assistere a scene traumatiche e scioccanti. Se a vivere momenti del genere è un bambino, è sempre bene rivolgersi ad un esperto per arginare eventuali traumi psicologici, che col tempo potrebbero trasformarsi in disturbi fisici - più complicati da risolvere e delicati da affrontare.

    5. Essere pronti a tutto: ciascuno reagisce alle situazioni e alle esperienze in modo differente, ma mentre un adulto ha cognizione dell’evento e del suo possibile sviluppo, un bambino - fino all’età adolescenziale - può affrontare l’accadimento in base alle chiavi di lettura messe a disposizione dagli adulti con cui è più a contatto. Ma la presenza e il dialogo non sempre bastano ad arginare le reazioni: affetto, comprensione e supporto costante devono diventare il pane quotidiano per riuscire ad elaborare correttamente ciò che è successo.

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  1. Dedicare tempo: in situazioni di smarrimento come quelle che seguono un disastro naturale, i più piccoli hanno bisogno della vicinanza psicologica e fisica dei loro punti di riferimento. Trovare il tempo di stare con loro per portare avanti le normali attività di sempre diventa una necessità per contenere i danni, potenzialmente devastanti.

  2. Dare l’esempio: i bambini (e non solo) imparano per imitazione quindi, anche in casi eccezionali come un terremoto, diventa importante ricordarsi di essere un modello di comportamento, sia dal punto di vista pratico, che umano, che emozionale, che solidale. Non dimenticarlo.

  3. Imparare dalle esperienze: puoi trasformare ogni evento naturale in una nuova opportunità di spiegare ai piccoli, per un futuro migliore, che ci sono cose che possono succedere e che una delle cose più importanti è di aiutare i meno fortunati di noi.

  4. Perseguire la normalità: tornare in tempi brevi alla “normalità” - sia a livello di abitudini che di ambiente, per quanto possibile - può aiutare i bambini a superare più velocemente un eventuale trauma.

  5. Incoraggiare alla solidarietà: mettere in condizione anche i più piccoli di sentirsi parte di un cambiamento positivo, aiutando i meno fortunati, specie se della stessa età, aiuta a raggiungere maggiore controllo e sicurezza personale.


Oltre al decalogo, gli adulti possono anche imparare come gestire nello specifico le emergenze e capire la vulnerabilità dei bambini, scaricando la guida messa a disposizione da Save The Children che permette di confrontarsi non solo con lo shock iniziale, ma soprattutto con le probabili conseguenze inattese.