Puntura di medusa: rimedi per curarla e continuare a godersi il mare

In realtà accade meno spesso di quanto potremmo immaginare, resta però un fastidioso imprevisto che il più delle volte genera un allarmismo ingiustificato.

Puntura di medusa: rimedi per curarla e continuare a godersi il mare in santa pace.
                            

Quando si parla di meduse e delle loro fastidiose punture ci si immerge in un mare di credenze popolari, in primis quella che dice che se ci sono le meduse in mare è segno di acqua pulita. In realtà quando la loro presenza diventa massiccia lungo le nostre coste è il segnale - più semplicemente - dell’assenza dei suoi principali predatori a largo: testuggini, tartarughe, tonni e pesci spada.

Quando noti delle meduse in mare, il modo migliore per non farsi pungere resta quello di non fare il bagno, anche se questi celenterati “non vengono verso di noi: siamo noi che andiamo loro addosso” - come spiega Ferdinando Boero, biologo marino dell’Università del Salento.

Inoltre è bene ricordare che alcune specie presenti nei nostri mari hanno dei tentacoli molto lunghi, fino a 20 metri, che potrebbero ingannare chi pensa di evitarle solo perché le vede lontane da sé.

Puntura di medusa, cosa causa il bruciore e le conseguenze

Il dolore prodotto dalla puntura di medusa è causato dalla presenza di un tris di proteine: neurotossiche, paralizzanti e urticanti che vengono sprigionate attraverso i tentacoli dell’animale.

Tecnicamente “la medusa non punge, né morde. I suoi tentacoli emettono una sostanza urticante per la pelle, che causa irritazioni cutanee dolorose, gonfiore e arrossamento. Per avere questa reazione cutanea, non è necessario essere sfiorati dalla medusa: basta solo entrare in contatto con il liquido urticante che libera attraverso i suoi filamenti”.

Come sempre in questi casi, la cosa migliore da fare dopo aver allontanato l’animale è restare il più possibile tranquilli: correre e dimenarsi non fa che stimolare nel nostro corpo la produzione di adrenalina con conseguente aumento del battito cardiaco, condizioni che agevolano la diffusione del veleno e di conseguenza bruciore e irritazione.

Le conseguenze immediate della puntura di medusa vanno dal prurito al bruciore più o meno intenso, a seconda dei casi, ma in situazioni di particolare sensibilità al siero urticante oppure se l’area interessata dall’irritazione è molto estesa, possono tradursi anche in reazioni allergiche o shock anafilattici nei soggetti predisposti.

Cosa fare se ti punge una medusa: rimedi efficaci

Se ti accorgi di essere stato punto da una medusa è bene uscire subito dall’acqua, magari facendoti aiutare da qualcuno.

Una volta sulla spiaggia esamina la puntura e puliscila con cura: “La prima cosa da fare è lavarsi con acqua di mare e non con acqua dolce perché questa favorirebbe la scarica del veleno [...] - spiega Francesco Sacrini, specialista in dermatologia presso l’Istituto Clinico Humanitas di Milano - L’acqua di mare, invece, è fondamentale per pulire la pelle da parti di medusa rimaste attaccate alla pelle e per diluire la tossina non ancora penetrata”.

Molti sostengono che si dovrebbe trattare la puntura di medusa con ammoniaca molto diluita oppure con urina (che contiene naturalmente ammoniaca) ma in realtà l’efficacia non è provata anzi, si rischia di infettare ancor di più la ferita. La stessa cosa vale per l’applicazione di pietre calde: per bloccare l’azione delle tossine sono necessari 40-50 gradi centigradi.

Un rimedio efficace, però, c’è: nel Mediterraneo, dove non esistono meduse letali, né particolarmente pericolose, “la priorità è ridurre il dolore - spiega Luca Cegolon del Dipartimento di medicina molecolare dell'Università di Padova e dell'Imperial College London - e questo può essere ottenuto usando acqua di mare prima e acqua calda (42° per 20 minuti) e impacchi di ghiaccio poi”.

L’escoriazione, o ustione, prodotta dalla puntura di medusa può continuare a dare prurito fino a una settimana, dunque per alleviare il dolore e il gonfiore puoi fare impacchi di ghiaccio durante la giornata della durata di venti minuti ciascuno. In caso di necessità è importante consultare un medico.

Cose da non fare dopo una puntura di medusa

  • Evita di grattarti: è normale avere lo stimolo a farlo perché la parte colpita prude molto, ma sfregando la ferita si rischia solo di diffondere più rapidamente il veleno e di irritare ancor di più la pelle.
  • Non sciacquare la ferita con acqua dolce: favoriresti la diffusione delle tossine del veleno e otterresti l’effetto di aumentare anche il dolore.
  • Evita di esporre la ferita al sole nella settimana successiva alla puntura, potrebbero comparire macchie scure, dovute a una reazione della pelle infiammata ai raggi UV.
  • Evita di applicare creme al cortisone o antinfiammatori ma aspetta il consiglio del medico in proposito. Puoi rivolgerti anche in farmacia e valutare una pomata astringente al cloruro d’alluminio: “Si può far preparare dal farmacista indicando una concentrazione che va dal 3 al 5% oppure acquistarne una già pronta. L’ideale è una concentrazione al 5%”. 

Meduse: dove si trovano

La puntura di medusa è in realtà molto meno frequente di quel che si pensa, anche se negli ultimi anni gli avvistamenti sono decuplicati.

Nel Mediterraneo non ci sono specie di medusa pericolose per l’uomo e, in ogni caso, questo antichissimo abitante dei mari preferisce passare il suo tempo a largo, dove le acque sono profonde e fresche, avvicinandosi alle coste di rado.

Nei mari italiani le meduse si concentrano in luoghi specifici e ciò dipende dalle specie che trovano habitat più favorevoli in zone diverse. "Tutti i nostri mari - spiega all’Adnkronos Ferdinando Boero, professore di Zoologia all’Università del Salento, associato a Cnr-Ismar - sono interessati dalla presenza di meduse (anche se la parola giusta sarebbe: macrozooplancton gelatinoso). Alcuni di questi animali non pungono e non sono meduse, ma sono grossi e sono gelatinosi. La gente li chiama, comunque, meduse. Pelagia, molto urticante, sta bene dove ci sono acque profonde, soprattutto nel Tirreno. Anche Velella, la barchetta di San Pietro, sta bene in acque profonde, soprattutto nel Mar Ligure. Altre si trovano prevalentemente nel Nord Adriatico come Aurelia".

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