Con una nota ufficiale [1] varata nel gennaio 2018, l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso nota l'inclusione dei disturbi legati alla dipendenza da videogame all'interno dell'undicesima Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD). Un documento molto importante, utilizzato da medici di tutto il mondo e finalizzato alla diagnosi e al riconoscimento di patologie legalmente riconosciute.

L'inclusione del “gaming disorder” (letteralmente: disturbo da gioco) all'interno di questa lista avviene inoltre in un momento particolarmente importante per il settore dei videogames, che gode al giorno d'oggi di un vero e proprio periodo di boom.

È infatti l'agenzia di ricerca tedesca GFK a evidenziare come, solo in Italia, nel 2016 l'industria dei videogiochi abbia sviluppato un fatturato di circa 1 miliardo e 30 milioni di euro, con un incremento nel 2017 dell'+8,2% [2]. Dati coerenti con quelli sviluppati dall'Associazione Editori Sviluppatori Videogiochi Italiani (AESVI), che registrano, tra le altre cose, un sostanziale innalzamento della fascia d'età dei giocatori, il cui 62% sembra essere composto da individui compresi tra 25 e i 55 anni [3]. Dati che fanno riflettere sul chi siano i giocatori.

Ma cosa cambia in termini legali e sanitari con il riconoscimento del gaming disorder? Quali sono i sintomi della dipendenza da gioco, e come riconoscerla? A queste e altre domande rispondiamo nell'articolo che segue.

 

Che cos'è e come riconoscere la dipendenza da videogame

Si tratta di una vera e propria patologia che si configura quando l'utilizzo dei videogiochi diventa pervasivo nella vita di un individuo. Secondo la classificazione ICD redatta dall'OMS, la dipendenza da gioco “è caratterizzata da un pattern di gaming (modello di gioco, ndr) persistente o ricorrente, che può avvenire online (cioè connessi ad internet) o offline[1].

Come specificato in una nota recentemente diffusa dal CESDA (Centro Studi Dipendenze) [4] nella diagnosi della ludopatia non vi sono distinzione tra gioco d'azzardo, quello cioè finalizzato a scommesse in termini economici (videopoker, gratta&vinci, lotterie) e videogame prettamente lucidici.

Il Gaming Disorder si manifesta solitamente quando compaiono sintomi come:

  • Difficoltà di controllare frequenza, l'intensità e la durata del gioco, con conseguente incapacità di interromperlo (sintomi da astinenza);
  • Percezione alterata di frequenza e durata del gioco: il giocatore patologico non si accorge di quanto tempo gioca e di quante volte al giorno torna a giocare;
  • una sempre maggiore priorità del gioco rispetto al contesto, fino al punto in cui il “bisogno” di giocare acquista la precedenza su altre attività della vita quotidiana: il giocatore patologico potrebbe dimenticare persino di mangiare, di dormire o di tornare a casa in orario consono con gli impegni familiari;
  • la persistenza o l’aumento della frequenza nell’atto del giocare nonostante la comparsa di conseguenze negative (perdite economiche, ansia, manifestarsi di altri problemi riconducibili al gioco stesso).

Il comportamento patologico relativo al gioco, porta quindi a: “problemi significativi nella sfera personale, familiare, sociale, scolastica, lavorativa o in altre importanti aree di funzionamento[4].

Ma perché sia definita e inquadrato come “patologia”, secondo l’OMS, l’insieme dei sintomi determinati da comportamenti reiterati, episodici o ricorrenti, devono essere evidenti per un periodo di almeno 12 mesi [1].

Dipendenza da gioco: lavoro e sanità, cosa cambia in termini previdenziali

Con l'inclusione all'interno della Classificazione Internazionale delle Malattie, la ludopatia diviene quindi una patologia soggetta ai medesimi benefici previdenziali offerti dall'INPS [9] e dal Servizio Sanitario Nazionale.

In ambito lavorativo è quindi previsto per il paziente affetto da ludopatia:

  • il diritto di percepire una retribuzione anche in periodi di assenza dal lavoro dovuti alla patologia, nella misura e per il tempo determinati dalla legge o dalla contrattazione collettiva (malattia) [10];
  • la conservazione del posto di lavoro per il periodo di tempo previsto dal contratto di categoria;

Per poter usufruire di questi benefici, il lavoratore ha l’obbligo di farsi rilasciare un certificato che comprovi la malattia dal proprio medico curante, che provvederà a trasmetterlo telematicamente all’INPS [9].

A livello sanitario invece, i principali vantaggi della nuova riforma sono costituiti dalla possibilità di esenzioni dal costo di farmaci, terapie e visite specialistiche, secondo la prassi prevista dal Ministero della Salute [12].

Dipendenza da gioco: cosa fare quando si manifesta

Sempre secondo il Ministero della Salute, sarebbero stati oltre 12.300 gli individui affetti da ludopatia a carico del Servizio Sanitario Nazionale negli ultimi 3 anni [5]. Un dato che ha determinato l'ampliamento dei servizi offerti dal SerT – Servizio Tossicodipendenze, modificandone lo stesso nome in SerD – Servizio Dipendenze. In questo modo si è inteso includere all'interno del servizio anche pazienti caratterizzati da forme di dipendenza diversa da quella da sostanze [6].

Al manifestarsi delle sintomatologie legate alla reiterazione del gioco è quindi possibile recarsi presso il più vicino presidio SerD o presso il proprio medico curante, per un primo e semplice consulto, utile a stabilire la natura e la gravità del problema.

È bene ricordare che la dipendenza dal gioco d'azzardo è una patologia di origine psicologica, potenzialmente correlata ad altri fattori di disagio sociale o personale. Per il suo trattamento è pertanto auspicabile rivolgersi a psicoterapeuti specializzati, in grado di condurre il paziente attraverso un percorso, individuale o collettivo.

Anche il sostegno psicologico è incluso tra le forme convenzionate, ed è possibile raggiungerlo attraverso uno specifico consultorio (come il SerD, appunto) o tramite il relativo ambulatorio ospedaliero (quest'ultimo solo attraverso impegnativa del proprio medico curante) [7]. In alternativa si può decidere per una consulenza presso uno studio privato.

Dipendenza da gioco: attenzione ai più piccoli

Particolare attenzione deve essere riservata al manifestarsi di sintomatologie riconducibili alla dipendenza da videogame nei più piccoli. Una continua e sempre maggiore disponibilità di dispositivi adatti al gioco elettronico (smartphone, tablet, console e PC) espone oggi bambini e bambine al rischio maggiore di sviluppare una dipendenza dal gioco.

I sintomi sono gli stessi che si riscontrano negli adulti, con l’aggravante che, alcuni di essi, potrebbero costituire un ostacolo al corretto e normale sviluppo psico-fisico e psico-motorio dei bambini.

In particolare i genitori dovrebbero notare se un bambino:

  • dorme poco perché resta sveglio di notte a giocare;
  • tende a isolarsi e a rifiutare la vita sociale (ad esempio uscire di casa);
  • ha difficoltà a concentrarsi, ha difficoltà a scuola.

“La fascia di età più a rischio è quella che va dai 10 ai 12 anni”, spiega Massimo Clerici, docente di psichiatria presso l’Università di Milano Bicocca, “una fase critica nella quale gli adolescenti cominciano a sviluppare la propria identità autonoma e dunque a porre le basi per ciò che saranno in futuro”.[13]

D’altro canto, i videogiochi non sono un male assoluto, anzi. Esistono videogiochi e consolle educativi l'importante, come sempre, è utilizzarli con buonsenso e in maniera equilibrata.

Consigli utili

Il fatto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità abbia inserito la dipendenza da videogame nel suo codice, deve indurre a considerare molto seriamente questa patologia che può interessare indistintamente adulti e bambini e può riguardare il gioco online, elettronico oppure d’azzardo.

Tipicamente sono familiari o amici stretti che si rendono conto che “c’è qualcosa che non va” in una persona cara e bisogna intervenire decisamente quando:

  • l'utilizzo del gioco diventa pervasivo nella vita di un individuo;
  • quando si avverte che la persona ha un alterato controllo sulla frequenza, l'intensità e la durata del gioco;
  • quando la persona dà una sempre maggiore priorità del gioco rispetto al contesto e la persistenza o escalation del gaming nonostante la comparsa di conseguenze negative (perdite economiche, problemi alla vista, manifestarsi di altri problemi riconducibili al gioco stesso);

Cosa si può fare?

  • è possibile rivolgersi al proprio medico curante, a consultori specialistici come il SerD (Servizio Dipendenze) o ad uno psicoteraputa, in forma privata o convenzionata;
  • i pazienti affetti da ludopatia possono oggi beneficiare delle agevolazioni previdenziali previste da INPS e Servizio Sanitario Nazionale;
  • quando la ludopatia viene riconosciuta, si può chiedere un periodo di malattia e dunque assentarsi dal lavoro per poter affrontare con maggiore intensità il percorso di cure.

Fonti per questo articolo:
[1] http://www.who.int/features/qa/gaming-disorder/en/

[2] https://www.gfk.com/it/insights/news/cresce-il-mercato-dei-videogiochi-in-italia-82-oltre-25-milioni-i-videogiocatori/

[3] http://www.cesda.net/?p=12979

[4] http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=60&area=Disturbi_psichici

[5] http://www.salute.gov.it/rssp2012/paginaParagrafoRssp2012.jsp?sezione=determinanti&capitolo=stiliVita&id=4103

[6] http://www.psy.it/archivio_old/allegati/2007_10_03.pdf

[7] http://www.salute.gov.it/portale/news/p3_2_3_1_1.jsp?lingua=italiano&menu=dossier&p=dadossier&id=25

[8] https://www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx?itemdir=46120

[9] https://www.brocardi.it/codice-civile/libro-quinto/titolo-ii/capo-i/sezione-iii/art2110.html

[10] http://www.federserd.it/newsletter/files/articoli/1/sentenze%20-%20malattia%20-%20responsabilit%C3%A05.pdf

[11] http://www.salute.gov.it/portale/esenzioni/dettaglioContenutiEsenzioni.jsp?lingua=italiano&id=46

[12] https://www.ok-salute.it/sessualita/dipendenza-da-videogame-i-campanelli-dallarme/

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postato: Luglio 27, 2018