Bambini a scuola da soli? Tutte le domande da porsi prima di decidere

A che età, un genitore, dovrebbe mandare a scuola suo figlio da solo? Ci sono divieti, obblighi o limiti imposti ai genitori? Quali sono le domande da porsi prima di prendere una decisione così importante?

Andare a scuola da soli è per i tuoi figli un momento di crescita, responsabilità e indipendenza. Ma decidere se e quando sia giusto fare il (primo) grande passo è sempre fonte di dubbi e paure per un genitore. E, spesso, non è per mancanza di fiducia nei figli, ma nella società e nell’ambiente circostante.

Il dilemma educativo nel mandare un bambino a scuola da solo infatti dipende da diversi fattori. In primis:

  • dal carattere dei tuoi figli (se sono svegli e intraprendenti può essere più semplice da gestire),
  • dal contesto cittadino in cui vivete (tra un paesino e una grande città c’è una differenza abissale),
  • dal tuo essere ansioso (se non sei pronto tu per primo a questa esperienza, potrebbe diventare un problema anche per tuo figlio),
  • dalle regole dettate dall’istituto frequentato (alcuni dirigenti richiedono che il bambino sia affidato a un genitore o adulto autorizzato).


Secondo una ricerca curata dall’Istc-Cnr i bambini che vanno a scuola da soli già dalle elementari in Italia sono il 7%, contro il 40% della Germania e il 41% della Gran Bretagna.


Bambini a scuola da soli: cosa dice la legge


Di fatto, secondo la legge italiana, non è vietato andare a e tornare da scuola da soli (già dalle elementari). L’unica norma cui si può fare riferimento è l’articolo 591 del codice penale che regola l’abbandono di persone minori o incapaci:

Chiunque abbandona una persona minore degli anni quattordici, ovvero una persona incapace, per malattia di mente o di corpo, per vecchiaia, o per altra causa, di provvedere a se stessa, e della quale abbia la custodia o debba avere cura, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni…

Nel caso in cui tuo figlio non se la sappia cavare da solo, perdendosi tra casa e scuola, vagando in preda al panico per le vie della città, qualcuno potrebbe denunciarti alle autorità locali o ai servizi sociali per abbandono di minore.

Forse proprio per la mancanza di una norma precisa, anche se ritieni che tuo figlio sia in grado di andare e tornare da scuola in totale autonomia, devi comunque fare i conti con i dirigenti scolastici.

Già, perché, in teoria, potresti (in accordo con l’altro genitore) firmare una liberatoria che sollevi la scuola da ogni responsabilità e dare la libertà a tuo figlio di tornare a casa senza il controllo di un adulto. Ma solo in teoria.

Secondo l’avvocatura dello Stato, infatti, questo tipo di dichiarazione da parte dei genitori invece di escludere la responsabilità scolastica, non fanno altro che fornire una prova della consapevolezza di omessa vigilanza da parte della scuola nei confronti degli alunni.

Ecco perché molti dirigenti scolastici non accettano (da regolamento interno) che si possa presentare questo tipo di dichiarazione. E anche le sentenze che creano dei precedenti mancano.


“La scuola non può sottrarsi ai suoi doveri fra i quali rientrano anche quelli della tutela e dell’integrità degli alunni nel percorso scuola-casa”

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Questa è stata la motivazione di un giudice in Friuli che, qualche anno fa, diede torto alla mamma di un bambino di 9 anni che voleva mandare il figlio a scuola da solo e che si era vista rifiutare dalla scuola la dichiarazione scritta.


Quando essere autonomi: cosa dice la scienza


Secondo il professor Raffaele Morelli, psichiatra e psicoterapeuta, presidente dell’Istituto Riza Psicosomatica e noto volto televisivo, l’età giusta per provare a dare autonomia è quella dei 10/11 anni.

“Il periodo della scuola media è decisivo per l’acquisizione del senso di responsabilità e dell’autonomia. Arrivati alle superiori, infatti, i ragazzi avranno l’esigenza di essere autonomi e dovranno esserlo davvero”, dice Morelli in un articolo, sottolineando quanto il vero problema non siano i pericoli del vivere in società, ma piuttosto la nostra percezione e valutazione del pericolo, legata ad un modello educativo iperprotettivo.

Interessante anche il progetto “A scuola ci andiamo da soli” de “La città dei bambini” condotto dall’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che dal 1991 insegue il sogno di spazi e realtà cittadine a misura di bambino.

Il progetto, lanciato prima in Spagna, è stato adattato alle principali città italiane e prevede la collaborazione di scuole, famiglia e comunità cittadina. Questo perché l’autonomia di spostamento dei piccoli si riflette sul loro sviluppo psico-fisico contribuendo a:

  • migliorare autostima, sicurezza, responsabilità e interazione con il mondo
  • ridurre sentimenti di solitudine
  • stabilire e rafforzare legami con i cittadini nell’ambiente circostante
  • prevenire il sovrappeso


e, di riflesso, influisce anche sull’intera società che li circonda.


A scuola da soli: sì o no? Come decidere


Fermo restando le indicazioni date dalla legge, dovrebbe essere il buon senso, di genitore responsabile, cosciente, consapevole e fiducioso nelle capacità dei tuoi figli a guidarti nella scelta più corretta. Devi tenere conto sia del contesto dell’ambiente circostante sia della maturità di tuo figlio per capire quando sia il momento giusto per fare questo passo.