Riscatto della laurea: quando richiederlo, a chi conviene e come fare per ottenerlo

In un momento storico in cui andare in pensione per molte persone è un obiettivo che si allontana anno dopo anno, il riscatto della laurea potrebbe essere una soluzione per avvicinare l'uscita dal mondo del lavoro. Tuttavia si tratta di un'operazione onerosa che va ponderata con attenzione. Ecco quando conviene davvero e come richiederlo.

Trasformare gli anni di laurea in anni di contributi validi ai fini della pensione si può, purché si sia completato il corso di studi universitario e si sia conseguita la laurea. Ogni cittadino che possiede i requisiti per accedere a questo istituto può infatti versare volontariamente i contributi per quegli anni spesi studiando, andando così ad aumentare di 1 o più anni gli anni di versamenti alle spalle e anticipare la finestra di uscita dal mondo del lavoro.

Nell’ordinamento previdenziale italiano il riscatto della laurea è normato da due articoli del DLgs 184/1997 completato a seguito della legge 247/2007. [1]

 

Requisiti necessari per il riscatto della laurea

Requisito fondamentale per poter riscattare gli anni di laurea è, ovviamente, il conseguimento del titolo di studio al momento della domanda: diploma di laurea o titoli equipollenti.

Secondo l’ordinamento del nostro Paese, possono chiedere il riscatto:

  • Dipendenti pubblici e privati iscritti alla gestione ordinaria previdenziale obbligatoria Inps o ex Inpdap (dal 2012 confluita in Inps);
  • Dipendenti privati iscritti alle forme previdenziali delle proprie casse professionali ove previsto;
  • Lavoratori iscritti alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi (Artigiani e commercianti);
  • Professionisti iscritti alla Gestione Separata.

È necessario essere dunque titolare di contribuzione con almeno un contributo obbligatorio nel sistema pensionistico in cui si intende effettuare la richiesta. In ogni caso i periodi per i quali si richiede il riscatto non devono essere coperti da contribuzione: se il richiedente ha svolto periodi di lavoro non continuativi oppure part-time durante il corso di studi, si può richiedere il riscatto per i soli periodi non coperti.

Si può chiedere il riscatto per tutti i titoli di laurea, sia del vecchio ordinamento che del nuovo (triennale + magistrale), così come per le specializzazioni post-lauream e per i dottorati di ricerca fatti salvo gli anni fuoricorso.

Ad esempio, un dottore in Lettere laureato nel vecchio ordinamento potrà richiedere il riscatto per un massimo di 4 anni, ovvero la durata legale del corso di laurea. Nel caso di una triennale (nuovo ordinamento) è chiaro che il massimo del periodo riscattabile è – appunto – pari a 36 mesi.

Sono inoltre ammessi al riscatto ai fini pensionistici i diplomi accademici di primo e secondo livello e di formazione rilasciati dal 2005/2006 da parte di Istituti di Alta formazione Artistica e Musicale. Nel caso in cui si sia conseguito un titolo di studio all’estero, è necessario che abbia valore legale in Italia o che sia riconosciuto dall’università italiana prima di poter richiedere il riscatto contributivo - come riportato sul sito dell’INPS[2].

Costi e calcolo del riscatto della laurea

Abbiamo anticipato che il riscatto della laurea è un’opzione onerosa visto che, sostanzialmente, si vanno a colmare ex-post i contributi pensionistici di uno o più anni.

Proprio il fatto che queste somme si possano pagare dopo un tot di anni, fa si che il loro costo non sia esattamente pari a quello che sarebbe stato se fosse stato pagato con il normale contributo tratto dagli emolumenti. E non è solo un fatto legato al tempo e all’inflazione.

Per calcolare il costo del riscatto di laurea, bisogna tener conto delle norme in vigore nel periodo in questione. È quindi necessario distinguere se il periodo da riscattare è precedente o successivo al 31/12/1995, data di passaggio dal sistema retributivo a quello contributivo per la liquidazione della pensione. Ma non solo.

  • L’onere sarà calcolato con il sistema della riserva matematica se il periodo riscattato è valutato con metodo retributivo, ovvero:
  • Per periodi ante 31/12/1995;
  • Per periodi ante 31/12/2011 se il richiedente ha maturato 18 anni di contributi al 31/12/1995 includendo anche gli anni del riscatto.
  • L’onere sarà calcolato con il sistema a percentuale se il periodo di riscatto viene valutato con metodo contributivo, ovvero:
  • Per periodi post 31/12/1995 se il richiedente non ha maturato 18 anni di contributi a questa data, compresi gli anni di riscatto;
  • Per periodi post 31/12/2011 se il richiedente ha maturato 18 anni di contributi al 31/12/1995 inclusi gli anni di riscatto.

Calcolo con riserva matematica

In questo caso sarà necessario calcolare l’ammontare annuo di due pensioni, quella ottenuta senza riscatto (PSR) e quella con riscatto (PCR). Questo calcolo sarà necessario per ottenere quello che viene chiamato Beneficio. Dunque:

PCR – PSR = Beneficio generato dal riscatto

Questo Beneficio deve essere moltiplicato per un coefficiente specifico che tiene conto dell’età, del sesso e di una serie di caratteristiche del richiedente perché tiene conto, sintetizzandola, dell’aspettativa di vita connessa al godimento della pensione.

La tabella con i coefficienti è iscritta nella Gazzetta Ufficiale [2]

Calcolo a percentuale

In questo caso si tratta di un’operazione esclusivamente contributiva. Il calcolo si fa applicando l’aliquota contributiva in vigore al momento della richiesta nella Gestione in cui sarà richiesto il riscatto del periodo. Si dovrà tenere conto degli ultimi 12 mesi di reddito di lavoro e delle aliquote applicate (33% nel caso di lavoro dipendente)

Esempio di calcolo [3]

Dipendente laureato, corso di laurea in Lettere (4 anni)

Reddito da lavoro dipendente percepito negli ultimi 12 mesi = 15.000 euro

15.000 x 33% = 4.950 euro (costo del riscatto annuo)

4.950 x 4 = 19.800 euro (totale costo del riscatto)

È possibile simulare, in modo semplice e veloce, il calcolo dell’onere per il riscatto sul sito dell’Enpaf [4], inserendo i dati relativi all’età, agli anni da riscattare e l’eventuale rateizzazione del pagamento.

Il tributo dovuto deve essere versato al regime previdenziale di appartenenza in un’unica soluzione o in un numero massimo di 120 rate, senza però l’applicazione di interessi.

Riscatto della laurea: quando e per chi è gratis

Con la Legge di Bilancio 2017 n° 232/2016 art. 1 c. 195/198, è stata introdotta la possibilità di cumulare senza oneri [5] i contributi previdenziali (incluso il periodo di riscatto della laurea) sia ai fini della pensione di vecchiaia che della pensione anticipata, per chi risulta iscritto a due o più forme di assicurazione obbligatoria di lavoratore autonomo o dipendente, chi risulta iscritto alla gestione separata e alle forme sostitutive ed esclusive della stessa in modo da conseguire un’unica pensione, presso una singola cassa.

Come fare domanda per riscattare la laurea

L’unica modalità ormai ammessa per la presentazione della domanda è direttamente online sul sito dell’INPS, attraverso il servizio dedicato seguendo il percorso “Prestazioni e servizi > Tutti i servizi > Riscatto di laurea” ed è necessario dotarsi di PIN dispositivo.

Il pagamento deve essere effettuato utilizzando i MAV inviati dall’INPS, pagabili poi attraverso qualsiasi sportello bancario (senza costi aggiuntivi) e presso gli uffici postali (con pagamento commissione postale).

In alternativa, fornendo il numero della pratica e il proprio codice fiscale, è possibile pagare anche:

  • presso gli sportelli aderenti al circuito “Reti Amiche”,
  • sul sito dell’INPS con carta di credito,
  • tramite l’App INPS Servizi Mobili, disponibile per IOs e Android, su smartphone e tablet,
  • con carta di credito utilizzando il Contact center al numero 803 164 gratuito da rete fissa o al numero 06 164164 da rete mobile.

Riscatto della laurea: conviene davvero?

Nel caso di un’operazione che abbiamo visto quanto e come possa risultare onerosa per i richiedenti è necessario effettuare alcune valutazioni. Ovviamente prima si richiede e meno si spende e questo è un fattore da tenere in considerazione.

Se il riscatto della laurea serve a colmare quel gap che ti separa dalla possibilità di andare in pensione, alla vigilia della stessa, sappi che potrebbe non essere più conveniente.

In ogni caso, se non è questa la tua situazione, puoi tenere conto che dal 2008 ci sono due possibilità positive per i richiedenti ovvero:

  • è possibile rateizzare l’importo del riscatto della laurea fino a un massimo di 120 rate mensili distribuite su 10 anni, senza che le rate siano gravate da interessi;
  • è possibile richiedere un riscatto parziale degli anni di studio (ad esempio solo 2 anni su 4).

Oltre ciò bisogna sottolineare che la spesa sostenuta per il riscatto della laurea costituiscace un onere fiscalmente deducibile [6] e che può essere indicato nel modello 730. Dal momento che – come dice  il Testo Unico delle Imposte sui Redditi  – la deducibilità segue il principio di cassa, l’imponibile fiscale sarà abbattuto dalla quota del riscatto pagata nell’anno di imposta. Dunque se l’importo è stato rateizzato, per quell’anno fiscale si potrà dedurre soltanto la quota effettivamente versata e non l’ammontare intero del riscatto.

La “convenienza” dell’operazione si dovrà valutare dunque anche in merito al reddito del richiedente.

Un altro fattore da tenere in considerazione, specialmente per le famiglie dove siano presenti giovani neolaureati e non ancora occupati è la possibilità di versare il riscatto della laurea a favore di un familiare fiscalmente a carico.

In questo caso chi sosterrà materialmente l’onere potrà usufruire di una detrazione fiscale del 19%.

Conclusioni e consigli

La questione del riscatto della laurea è controversa e senza dubbio non velocemente comprensibile perché ci sono di mezzo provvedimenti di legge nuovi e vecchi e ben 2 sistemi di calcolo pensionistico (contributivo e retributivo) che negli anni sono andati modificando lo scenario.

Oltre ciò potrebbero verificarsi differenti casi specifici che vale bene la pena di considerare con un professionista che sappia creare una proiezione verosimile dell’ammontare del riscatto.

Per questo motivo ti consigliamo di:

  • Richiedere presso la tua cassa professionale oppure presso l’Inps un calcolo (non impegnativo) dell’ammontare di un eventuale riscatto della laurea;
  • Valutare con l’aiuto del commercialista l’opportunità di approfittare della rateizzazione e della deducibilità fiscale degli oneri, in relazione al tuo reddito da lavoro;
  • Valutare se – in termini di costo/beneficio – è realmente conveniente immaginare di lavorare qualche anno in meno oppure investire per il riscatto della laurea.

Oltre ciò ti consigliamo di consultare il sito dell’Inps dove, con il tuo codice dispositivo, potrai accedere a un minisito dedicato.

Un’altra risorsa utile e molto approfondita (ma non di semplice lettura) si trova qui

Fonti per questo articolo

[1] http://www.camera.it/parlam/leggi/deleghe/97184dl.htm e http://www.camera.it/parlam/leggi/07247l.htm

[2] Coefficienti per calcolo con riserva matematica http://www.gazzettaufficiale.it/do/atto/serie_generale/caricaPdf?cdimg=07A0929500100010110001&dgu=2007-11-06&art.dataPubblicazioneGazzetta=2007-11-06&art.codiceRedazionale=07A09295&art.num=1&art.tiposerie=SG

[3] http://www.studiocavallari.it/riscatto-laurea.html

[4] http://www.enpaf.it/calcolo-rata-riscatto-laurea

[5] https://tuttoprevidenza.it/wp-content/uploads/2017/01/Legge-di-stabilit%C3%A0-2017.pdf

[6] Art. 10, comma 1, lettera e del TUIR http://www.altalex.com/documents/leggi/2014/12/10/tuir-titolo-i-capo-i-imposta-reddito-persone-fisiche-disposizioni-generali

 

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