Maternità dopo i 40 anni: una scelta che impone tutele

L'età nella quale le donne hanno figli si è spostata sempre più in avanti. Proprio per questo è sempre più necessaria una riflessione sulla tutela dei figli e del loro futuro.

Avere figli dopo i 40 anni non è più un’eventualità che desta scalpore, come avrebbe potuto essere 30 o 40 anni fa. Oggi molte donne ritardano l’età della maternità per molte questioni, personali o legate a una scelta di vita precisa, oppure per rispondere a opportunità lavorative che si consolidano oggi più tardi, consegnando stabilità e sicurezza economiche proprio intorno ai 40 anni.

La nascita di un bambino implica una profonda riorganizzazione della vita della coppia, dal punto di vista personale, familiare e lavorativo e in Italia, rispetto ad altri paesi europei, la maternità rimane ancora oggi un nodo cruciale nella carriera lavorativa soprattutto delle donne.

Senza ricordare le differenze tra il Welfare nel nostro Paese e le tutele che in alcuni Stati esteri esistono per le neomamme e le famiglie con neonati, non sembra un caso che proprio l’Italia sia al vertice della classifica tra le nazioni dove il numero delle donne che hanno il primo figlio dopo i 40 anni è più alto. A confermarlo una ricerca dell’Università Bocconi pubblicata sulla rivista scientifica “Population and Development[1] che ha raccontato il primato del nostro Paese con un dato chiaro: 1 bambino su 5 è figlio di mamme che hanno compiuto 40 anni.

Maternità dopo i 40 anni, i vantaggi

Diventare madre dopo diversi anni di esperienza nel mondo del lavoro, magari con una carriera ben avviata e sicura, è una scelta a ben guardare vantaggiosa da diversi punti di vista.

Le donne che decidono di affrontare una gravidanza in ritardo rispetto ai normali ritmi biologici, lo fanno di certo con:

l  una maggiore stabilità (sia economica che emotiva e psicologica),

l  una profonda consapevolezza dell’impegno richiesto

l  una migliore capacità di gestione della serenità interiore - propria e del nascituro.

Secondo la professoressa Jacqueline Barnes, leader di uno studio dell’Università di Birkbeck, le madri over40, godendo di una maggiore maturità, “sono più presenti nella vita dei figli - riducendo così il numero di incidenti casalinghi e i problemi socio-emotivi -  li preparano meglio alle esperienze prescolastiche prima e scolastiche poi, essendo in grado di seguirli meglio, potendo attingere ad un maggior numero di esperienze di vita”.[3] E i figli di madri over40 registrano anche punteggi migliori degli altri anche nello sviluppo del linguaggio infantile oltre che nei conflitti genitori/figli durante il periodo adolescenziale.[4][5]

E infatti, secondo i dati raccolti, tutte le percentuali valutate diminuiscono con l’aumentare dell’età materna:

  • il rischio incidenti cala dal 9,1% al 6,1%
  • le ospedalizzazioni diminuiscono dal 27,1% al 21,6%
  • la probabilità di ricovero passano addirittura dal 16% al 10,7%.[6]

Insomma, pare proprio che le maggiori risorse di una primipara più adulta, insieme a motivazione e scelta consapevole di una maternità, compensano eventuali rischi delle malattie e permettono quindi una gravidanza fisiologica assolutamente nella norma.

Perché è più rischioso diventare madre dopo i 40

Abbiamo raccontato perché una donna più matura potrebbe risultare una madre più consapevole e ferma per i propri figli. Tuttavia le leggi del corpo seguono regole differenti e – inutile celarlo – diventare madre dopo una certa età potrebbe essere non solo più difficile, ma anche più rischioso.

Innanzitutto la fertilità scende gradualmente con l’avvicinarsi alla menopausa e ciò implica che le probabilità di un’ovulazione di trasformarsi in gravidanza diminuiscano di anno, in anno: “La fertilità diminuisce naturalmente dopo i 35 anni e si possono riscontrare tassi più elevati di aborto spontaneo e di malformazioni fetali”, chiarisce la ginecologa Rossella Nappi, Professore Ordinario di Ostetricia e Ginecologia presso il Dipartimento di Scienze Clinico-Chirurgiche, Diagnostiche e Pediatriche dell'Università degli Studi di Pavia. “La gravidanza a 40 anni è certamente possibile – continua la ginecologa – ma pone qualche sfida in più sul versante del benessere materno e fetale perché alcune condizioni, come l'ipertensione gestazionale e il diabete, sono più frequenti”[7].

Dunque bisogna porre attenzione soprattutto allo stile di vita della futura madre: alimentazione, indice di massa corporea, attività fisica e stato di allenamento, eventuali patologie da tenere sotto controllo, sembrano avere una importanza maggiore – rispetto a una donna più giovane – sul buon esito della gravidanza.

Oltre le difficoltà iniziali, anche il rischio di anomalie genetiche del feto aumenta [8]: se la madre ha 45 anni, le probabilità di mettere al mondo un bambino con la sindrome di Down diventano 1 su 23.

Aiutare il corso degli eventi: la PMA per la nascita di una nuova famiglia

A volte, però, arrivare a 40 anni senza aver esaudito il desiderio di diventare madre e padre non è una responsabilità imputabile alla volontà della coppia. Ci sono molti casi nei quali la gravidanza non giunge naturalmente. In questi casi è possibile ricorrere a una Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) grazie alla quale i gameti femminili e maschili vengono trattati per determinare un processo riproduttivo.

Da gennaio 2017, inoltre, le procedure di PMA sono inserite nei nuovi LEA [https://www.metlife.it/blog/homepage/stile-di-vita/2017/sanita-cosa-cambia-con-nuovi-livelli-essenziali-assistenza-lea/], i livelli essenziali di assistenza, secondo un regime di tipo ambulatoriale, anche se: "Nel caso di prestazioni ambulatoriali, i LEA diventano effettivi solo una volta che sono state definite le tariffe, e nel caso delle tecniche di PMA questo non è ancora successo". In poche parole, c’è un riconoscimento di fatto della PMA come basilare per l’assisitenza ai cittadini e alle donne, esistono strutture pubbliche – cioè – nelle quali è possibile richiedere questa prestazione.

Ma non solo: secondo le intenzioni iniziali della Legge 40, l’accesso alla PMA era riservato solo alle coppie la cui sterilità era stata certificata da un medico dopo esami clinici. Dal 2015, però, una sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato che anche le coppie portatrici di malattie genetiche trasmissibili possono accedere alla Procreazione Assistita.

Nel nostro Paese il primo accesso a procedure di PMA avviene mediamente a 36,7 anni, contro un dato europeo che si attesta invece sui 34,7 anni. Non c’è un limite legale ma, generalmente, questa pratica viene sconsigliata dopo i 50 anni. [11]

La strada percorsa ha condotto a un importante passo avanti: il Ministero della Salute [10], “Dall’entrata in vigore della legge 40 (2004) ha evidenziato una [ndr] tendenza ad un aumento costante delle coppie che accedono alle tecniche di PMA, dei cicli iniziati, delle gravidanze ottenute e dei bambini nati”.

Maternità dopo i 40 anni: sempre più sicura con la diagnosi prenatale

Le statistiche parlano chiaro, all'aumentare dell'età aumentano anche le probabilità di alcuni problemi che possono interessare il feto:

  • anomalie genetiche e patologie cromosomiche (come la Sindrome di Down)
  • aborto spontaneo: +40%
  • malattie ginecologiche o disfunzioni della tiroide, ipertensione e problemi di coagulazione, diabete e  obesità
  • parto prematuro e ricorso al parto cesareo.

Secondo uno studio dell'Università del Maryland, la gravidanza per le donne che hanno superato i 40 anni  è due volte più rischiosa che tra i 20 e i 30 anni. È quindi necessario porre attenzione allo stato di salute generale della futura madre. Per questo si consiglia la diagnosi prenatale, che permette di ridurre i rischi e conoscere in anticipo eventuali anomalie nel  nascituro.

Da qualche anno a questa parte è possibile sottoporsi a esami non invasivi come il test DNA fetale (esame di screening per le anomalie cromosomiche) che si svolge con un normale prelievo di sangue. Questo esame permette di venire a conoscenza con largo anticipo (solitamente entro l’11esima settimana di gestazione) della presenza delle principali anomalie cromosomiche, oltre che del sesso del nascituro.

Oltre l’esame del DNA, continuano ad essere effettuati i più classici esami diagnostici come la villocentesi e l’amniocentesi, per individuare eventuali anomalie cromosomiche. Questi esami, nel momento in cui l’età della mamma determina un innalzamento della probabilità di sviluppare difficoltà per il feto, permette ai genitori di avere una maggiore sicurezza sulla salute del loro figlio.

Secondo le linee guida del Ministero della Salute[9] gli esami invasivi (amniocentesi e villocentesi), comportando comunque una percentuale di rischio, vanno eseguiti solo nei casi in cui gli esami diagnostici di base che si effettuano entro il terzo mese (bitest, tritest, traslucenza nucale oppure DNA fetale) restituiscano un risultato che il ginecologo dichiara sia da approfondire con ulteriori indagini.

Come garantire la tranquillità a lungo termine per i figli

Per una madre, investire per il futuro dei figli è una scelta necessaria, da sempre. Lo è ancor di più quando l’età nella quale la donna diventa mamma si sposta in avanti e dunque diventa ancor più importante garantire l’indipendenza e la tranquillità dei figli anche in caso di imprevisti. Fino a qualche anno fa, l’investimento per antonomasia era il mattone, oggi invece si cercano soprattuto tutele e sicurezza economica per poter costruire istruzione e professionalità, raggiungendo una stabilità economica che permette l’autonomia.

Per proteggere e garantire il tenore di vita anche in caso di imprevisti, una polizza vita è la migliore tutela per tutta la famiglia ed è uno strumento che permette di vivere tranquilli la propria vita senza incidere sul bilancio familiare.

Se sei diventata mamma dopo i 40 anni, è probabile che tu abbia portato avanti la tua carriera, in azienda o da freelance, e che tu abbia raggiunto un tenore di vita per te adeguato, prima di scegliere di avere un figlio, in coppia o da sola.

A te - ma non solo - sono dedicate le polizze vita Metlife, che permettono poter beneficiare di una considerevole somma di denaro in caso di imprevisti, anche gravi, e sono sostenibili anche nei casi di famiglie monoreddito o quando i figli non sono economicamente indipendenti.

Per occuparti quotidianamente dei tuoi figli in modo efficace, mettendo al riparo la loro salute anche dai piccoli incidenti banali, come una caduta dalla bicicletta, MetLife ti mette a disposizione anche coperture per infortuni e malattia, con soluzioni dedicate ai più piccoli e pensate per le esigenze dei genitori in casi di emergenza.

Fonti per questo articolo

[1] https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/j.1728-4457.2007.00162.x

[2] http://appsso.eurostat.ec.europa.eu/nui/submitViewTableAction.do

[3] https://www.thetimes.co.uk/article/older-women-make-better-mothers-plzcbd89t36

[4] Sutcliffe, A.G., Barnes, J. Belsky, J., Gardiner, J., Melhuish, E. (2012). Salute dei bambini nati da madri più anziane nel Regno Unito. BMJ, 345: e5116 doi: 10.1136 / bmj.e5116

[5] Barnes, J., Gardiner, J., Sutcliffe, A.G., Melhuish, E. (2014). La genitorialità di bambini piccoli da madri più anziane nel Regno Unito. European Journal of Developmental Psychology, 11 (4), 397-419

[6] https://www.ons.gov.uk/peoplepopulationandcommunity/birthsdeathsandmarriages/livebirths/bulletins/birthsummarytablesenglandandwales/2016#fertility-rates-for-women-aged-30-and-over-continue-their-long-term-rise

[7] Rossella Nappi http://d.repubblica.it/famiglia/2014/01/24/news/maternita_dopo_i_40_anni_mamme_mature-1979072/

[8] http://www.asf.toscana.it/index.php?option=com_content&id=446:sindrome-di-down-e-rischio-statistico&Itemid=71

[9] Linee guida screening prenatale non invasivo http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_2381_allegato.pdf

[10] http://www.salute.gov.it/portale/salute/p1_5.jsp?lingua=italiano&id=113&area=Il_Ssn

[11] https://ivitalia.it/blog/la-fecondazione-assistita-eta-limiti-legali-biologici/

Linee guida sulla gravidanza fisiologica http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pubblicazioni_1436_allegato.pdf

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