La guida completa per orientarsi nel mondo dei Voucher lavoro

Cosa sono i voucher lavoro? Quando e come possono essere usati? Qual è il trend attuale nel mercato del lavoro?

Cosa sono i voucher lavoro? Nell'articolo tutto quello che devi sapere su come e quando usarli.

 

I buoni voucher INPS servono per pagare prestazioni e contributi di lavoratori occasionali: possono essere considerati una sorta di regolarizzazione per quelle prestazioni lavorative che non possono essere inquadrate con un contratto di lavoro, a causa di saltuarietà o mancata regolamentazione.

Sono stati introdotti nel 2003 per essere riservati a studenti e pensionati che svolgevano attività occasionali nel settore agricolo. Poi sono stati estesi a tutti i settori e le categorie, ma rimasti inapplicati fino al 2008.

Solo nel 2016, sono stati venduti 133,8 milioni di voucher INPS, con un incremento del 23,9% rispetto allo stesso periodo del 2015 - è quanto afferma l’INPS nel documento del Rapporto del Precariato. Per un volume di 1,5 miliardi di euro di compensi i voucher hanno coinvolto più di 2 milioni di lavoratori, soprattutto in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto. I settori con il maggior numero di richieste sono turismo, commercio e settore dei servizi, giardinaggio, sport e settore cultura, mentre agricoltura e lavori domestici rimangono ancora al palo.

Buoni Lavoro: acquisto e riscossione

I buoni lavoro sono validi per 24 mesi e possono essere acquistati da famiglie e datori di lavoro versando un F24 direttamente nelle casse dell’INPS tramite un conto da cui dovranno partire i pagamenti entro il 15 del mese successivo.

Il buono ha un valore leggermente diverso per le due forme contrattuali previste dal Governo: il Libretto di famiglia se il datore di lavoro è una persona fisica e il Contratto di prestazione occasionale utilizzabili dalle imprese.

Per le famiglie, il valore di ogni titolo rimane di 10 euro, suddivisi in:

  • 8 euro di compenso al lavoratore (invece dei 7,50 previsti in precedenza),
  • 0,25 euro vanno all’INAIL per i contributi assicurativi,
  • 1,65 euro costituiscono i contributi previdenziali che vanno all’INPS e
  • 0,10 euro sono dedicati agli oneri gestionali.

Per le imprese, invece, il compenso minimo è di 9 euro orari (pagando però per un blocco minimo di 4 ore, cioè 36 euro, anche se le ore lavorate sono meno di quattro) cui si aggiunge il 33% di contribuzione INPS, il 3,5% di premio INAIL e l’1% di oneri di gestione. Il costo per ogni titolo si aggira quindi sui 12,41 euro.

Anche il lavoratore dovrà iscriversi al sito dell’INPS per poter incassare i pagamenti, indicando la preferenza tra le seguenti possibilità:

  • su conto corrente indicando l’IBAN,
  • su carta di credito,
  • su libretto postale o
  • bonifico a domicilio (che implica una trattenuta di 2,6 euro a carico del lavoratore).
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Buoni Voucher INPS: chi può usarli e come

I Voucher possono essere usati attivamente dai datori di lavoro per pagare prestazioni di lavoro occasionale, o passivamente dai lavoratori, che devono però rispondere a determinati requisiti di appartenenza.

I datori di lavoro che possono usare i buoni lavoro devono essere:

  • enti senza scopo di lucro
  • soggetti non imprenditori
  • imprenditori agricoli
  • imprenditori che operano in tutti i settori che non siano l’edilizia, il minerario e il lapideo
  • committenti pubblici
  • imprese familiari
  • famiglie.

I lavoratori che possono ricevere i voucher come pagamento possono essere:

  • studenti (con meno di 25 anni, iscritti all’università o scuola di formazione) per periodi di vacanza
  • cassaintegrati, lavoratori in mobilità, disoccupati (Aspi, Naspi e speciali dell’edilizia)
  • pensionati
  • lavoratori part-time (in questo caso però i buoni lavoro non possono essere riconducibili allo stesso datore di lavoro del contratto in essere)
  • disoccupati agricoli, inoccupati e mini-Aspi
  • lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti (pubblici e privati)
  • extracomunitari con permesso di soggiorno (o di studio).

È stato rivisto anche il tetto dei compensi. Ciascun lavoratore può quindi ricevere pagamenti in voucher fino 5.000 euro netti annui, non superando - per ogni datore di lavoro - il tetto massimo di 2.500 euro annui netti e di 280 ore di lavoro, e non modificando lo status di disoccupazione.

Il non superamento del limite economico da parte del lavoratore è a carico del “datore di lavoro”, richiedendo una dichiarazione relativa ai voucher già riscossi nell’anno solare e a quelli ricevuti ma non ancora riscossi.
Dal punto di vista del lavoratore i buoni lavoro:

  • garantiscono un’assicurazione contro gli infortuni, il versamento dei contributi previdenziali in gestione separata e un riposo giornaliero e pause settimanali;
  • non garantiscono al lavoratore né il diritto di malattia, né di maternità, né di disoccupazione, né di assegni familiari, né di rinnovo del permesso di soggiorno per motivi lavorativi. Per le informazioni di compatibilità e cumulabilità del lavoro accessorio è possibile controllare la circolare n. 170 del 2015.

Il datore di lavoro che supera i limiti di 2500 euro e di 280 ore dovrà stabilizzare il lavoratore con un contratto a tempo indeterminato. Alte anche le sanzioni per mancata comunicazione all’INPS: si va infatti da 500 a 2500 euro per ogni dimenticanza sulle prestazioni da comunicare.

Voucher INPS e mercato del lavoro

In base ai dati sui voucher rilasciati dall’INPS, la crescita dei buoni lavoro venduti ha subito una forte flessione da ottobre 2016, data in cui sono entrate in vigore le nuove norme sulla tracciabilità, che regola l’obbligo dei datori di lavoro della comunicazione preventiva all’INPS, tramite email e almeno un’ora prima dell’inizio di ogni prestazione di lavoro occasionale, per contrastare abusi e usi illegittimi dei buoni lavoro. In caso di mancato adempimento della norma, sono previste sanzioni che vanno dai 400 ai 2400 euro.

A conti fatti, il 2016 si è concluso con un calo del 14,8% rispetto al 2015: secondo l’Osservatorio del Precariato, il saldo tra assunzioni e licenziamenti è rimasto positivo, ma in peggioramento. Anche alla luce di questi dati, secondo alcuni ricercatori dell’ INPS (Quaderno di ricerche sul lavoro accessorio) questo strumento “ha sostanzialmente solo sostituito altri contratti di lavoro parasubordinato già esistenti offrendo soluzioni più flessibili e meno costose per le aziende.

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