È importante vaccinare i nostri figli contro la meningite? Se sì, quando bisogna farlo? Come?

La vaccinazione serve a ridurre la diffusione delle infezioni trasmesse dalle malattie batteriche invasive (tra cui è annoverata la meningite) perché capace di assicurare allo stesso tempo una protezione diretta nei confronti della persona vaccinata e indiretta nei confronti della popolazione: più aumenta il numero di persone vaccinate, più diminuisce il rischio di diffusione della malattia.

Meningite: tipi di infezioni e vaccini

La meningite è frutto dell’infezione delle meningi, rivestimento del midollo spinale e del cervello, ed è molto pericolosa perché può comportare serie conseguenze sul sistema nervoso, in termini di sordità, disturbi psico-affettivi e ritardi mentali.

Tra i sintomi iniziali più comuni sono stati registrati colorito anomalo, piedi freddi e dolori alle gambe, accompagnati da febbre, mal di testa, torcicollo, conseguente irritabilità, possibili eruzioni cutanee e sensibilità alla luce.

Esistono diversi gruppi di meningococchi che possono determinare l’insorgere dell’infezione, ma i più diffusi in Italia e in Europa risultano i tipi B e C (particolarmente aggressivo).

Per combatterli, si può fare ricorso a tre vaccini specifici: il vaccino B, il vaccino C e il vaccino tetravalente (contro i tipi A, C, W135, Y e noto anche con il nome di quadrivalente coniugato) indicato per chi vuole o ha bisogno di una protezione massima (raccomandato soprattutto per chi viaggia all’estero).

Tra i tre indicati, l’unico vaccino attualmente gratuito è il vaccino C, raccomandato dal piano nazionale, che viene somministrato in una singola dose dopo i 12 mesi d’età.

Il vaccino tetravalente è a pagamento in molte regioni.

Il vaccino B (che sarà gratuito per i nuovi nati, secondo i nuovi LEA) è attualmente gratuito in Toscana, in regime di co-pagamento (tra ASL e cittadini) in altre regioni e a pagamento a costo di mercato in Lombardia. E siccome questo tipo di vaccino comporta tre richiami entro il primo anno di età, gli eventuali costi da affrontare sono da moltiplicare per tre. Visto che l’offerta vaccinale cambia da regione a regione, ti invitiamo a rivolgerti agli uffici locali dell’ASL per informazioni specifiche e dettagliate.

Vaccini meningite: rischi ed effetti collaterali

Di norma, la vaccinazione è tollerata bene dalla maggior parte dei pazienti sani. Eventuali reazioni compaiono nell’arco di 24/48 ore e consistono in rossori, gonfiori e dolori, sonnolenza, nausea, mal di testa e malessere generalizzato. Gli effetti si risolvono in 2-3 giorni.

Nei casi estremamente rari (da 1 caso su 500.000 fino ad 1:1.500.000) di reazione allergica si può andare incontro ad uno shock anafilattico o disturbi come convulsioni ed ipotonia.

La vaccinazione è controindicata se si ha febbre o in caso di ipersensibilità ai componenti chimici del vaccino o in presenza di una patologia acuta grave. In caso di gravidanza, la vaccinazione è raccomandata in casi di alto rischio di contagio.

Protezione Junior - Crescere i figli
Crescerli è una sfida
Affrontala con un aiuto concreto per curare i tuoi figli e tutelare il loro futuro.
Scopri Protezione Junior

 

Diffusione della meningite in Italia

Secondo il Ministero della Salute, ad oggi, non esiste un’emergenza meningite a livello nazionale: “Statisticamente nel nostro Paese abbiamo 3 casi di meningite al giorno, nelle varie forme, pari a circa 1000 casi ogni anno.” - dice al Sole24Ore il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, durante gli “Stati generali della Meningite” tenutisi a Roma a febbraio - “Con i nuovi LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) i vaccini saranno gratis per tutti e senza pagamento del ticket. Perché i vaccini non sono una cura, ma la prevenzione collettiva per la popolazione.”

Notizie confortanti, soprattutto dopo il “caso Toscana” (dove dal 2015 si è registrato un aumento nella trasmissione del meningococco di tipo C) e il forte calo di vaccinazioni in tutte le regioni del Bel Paese. Ma dall’approvazione di un piano alla sua realizzazione, ne passa: ci vorranno mesi prima che tutto il sistema diventi operativamente efficace. E nel frattempo? Vediamo un po’ di dati estrapolati dal rapporto della sorveglianza nazionale, raccolti dal’ISS (Istituto Superiore di Sanità).

I casi di meningite da Meningococco in Italia tra il 2014 e il 2016, per regione.

casi di meningite da Meningicocco
 
I casi di meningite da Meningococco di tipo C in Italia tra il 2014 e il 2016, per regione.

casi di meningite da Meningicocco di tipo C
 
Di certo, vedere bimbi e giovani con febbre alta improvvisa, cefalea e vomito improvviso non correlato al mangiare, deve destare sospetto. In questi casi - dice Massimo Andreoni, ex presidente Simit e responsabile di malattie infettive al Policlinico Tor Vergata  - bisogna intervenire subito, perché una diagnosi precoce salva la vita”.

Meningite: cause e tempistiche d’azione

La meningite, di solito, è di origine infettiva e può essere di tipo batterico, virale o causata da funghi. La forma più comune in cui si presenta è quella virale che di solito si risolve in 7/10 giorni e non ha conseguenze gravi. La forma più seria è quella batterica e può avere conseguenze anche fatali.

I batteri che causano il meningococco alloggiano nelle vie respiratorie alte - naso e gola - di portatori sani ma asintomatici e si trasmette da persona a persona per via delle secrezioni respiratorie, ma la contagiosità si attesta sulle 24 ore dall’inizio della terapia antibiotica mirata.  Si tratta di una malattia acuta e rapida, che nel 10/20% dei casi può avere un decorso fulminante e portare addirittura al decesso.

Per evitare il rischio di casi secondari, devono effettuare una profilassi antibiotica tutte le persone a stretto contatto con i malati: conviventi (in casa, al lavoro o a scuola), chi è venuto a contatto con la casa del malato, chi - nella settimana precedente - ha avuto contatti con la saliva del malato e personale medico-sanitario che è stato esposto direttamente alle secrezioni respiratorie del malato.

Il periodo di incubazione va dai 2 ai 10 giorni, quindi chi è stato a contatto con il malato deve sottoporsi a dieci giorni di controlli per poter diagnosticare velocemente e trattare efficacemente un’eventuale infezione.

* Il contenuto riportato è di carattere orientativo a fini informativi: non sostituisce diagnosi e trattamenti medici. Non deve essere utilizzato per prendere decisioni in merito ad assunzione o sospensione di terapie farmacologiche e non può sostituire il parere di un professionista afferente a qualsiasi disciplina medico scientifica autorizzata.

Leggi anche:

postato: Aprile 20, 2017