Come riconoscere e affrontare la depressione post-parto

La depressione post parto è una condizione molto frequente nelle donne che hanno appena portato a termine una gravidanza. Ecco come riconoscere e affrontare la situazione.

 

Differenze fra depressione post partum vera e propria e "maternity blues" e come aiutare la mamma.

Le energie spese durante il travaglio, l’adrenalina che scende, il sonno disturbato e irregolare delle ultime settimane prima dell’evento più atteso e poi l’ingresso improvviso in una nuova vita, gli equilibri ormonali che subiscono rapidi cambiamenti, la paura di sbagliare e di non essere inadeguate al compito che si è chiamate a svolgere, un parto difficile o improvviso: sono tutti piccoli, grandi ostacoli che ogni neomamma deve affrontare nei mesi successivi al primo vagito del suo piccolo.

C’è tuttavia una significativa differenza tra la semplice stanchezza o preoccupazione per il nuovo arrivato e la depressione postpartum vera e propria. Proprio per questo motivo in molti ospedali italiani i reparti maternità organizzano affiancamenti pre e post natali a sostegno di un momento tanto delicato.

Noi di MetLife sosteniamo da tempo l'iniziativa Fiocchi in Ospedale di Save the Children che si è ulteriormente arricchita di percorsi specifici per le neomamme in difficoltà psicologica.

Cos’è la depressione post-parto e quali sono i sintomi

La Depressione postpartum o Postnatal Depression (PND) è un disagio psicologico che si manifesta nel 15-18% delle donne che hanno portato a termine una gravidanza e può comportare anche severe conseguenze nell’interazione mamma-neonato.

La forma più comune di disagio postpartum (e anche la più “leggera” che interviene nella maggior parte dei casi), chiamata spesso maternity blues, è una sindrome benigna e in ogni caso transitoria che può intervenire immediatamente dopo il parto, a partire da 48 ore dopo l’evento e nella maggior parte dei casi si risolve spontaneamente entro 7 giorni. [1]

La ragione principale – in questo caso – è da cercare nello sconvolgimento ormonale che fa precipitare l’umore da uno stato di benessere diffuso che la gravidanza comporta a uno più basso a causa del precipitare dei livelli di estrogeni e progesterone.

Tuttavia esistono forme più importanti che si manifestano principalmente con sintomi che definiscono un vero e proprio stato depressivo e persistono per almeno 2 settimane consecutivamente. I principali segnali sono:

In questi casi si parla più propriamente di depressione postpartum o addirittura, nei casi più gravi, di psicosi puerperale, due condizioni che meritano attenzione e cure mediche specifiche.

La depressione postpartum può manifestarsi dal terzo mese fino anche al primo anno di vita del bambino e, se non curata adeguatamente, tende a cronicizzare compromettendo il rapporto mamma-bambino, cosa che complica ulteriormente lo stato depressivo e può influenzare negativamente persino lo sviluppo cognitivo e relazionale del piccolo.

Alcuni sintomi specifici però possono essere riconosciuti dai familiari. Sono da tenere sotto controllo le dichiarazioni di sentimenti di colpa, vergogna e inidoneità al ruolo di madre. In particolare è molto frequente:

  • umore depresso
  • mancanza di interesse per le abituali attività
  • disturbi del sonno o dell’appetito
  • iperattività motoria oppure stanchezza cronica e letargia
  • sensi di colpa
  • sentimenti di impotenza e disvalore
  • ridotta capacità di concentrazione
  • brutti pensieri ricorrenti e persistenti
  • disagio sociale (difficoltà di interazione con le altre persone)
  • Avvertire il bambino come un peso
  • Non riuscire a provare emozioni positive nei confronti del bambino
  • Sentirsi inadeguate nella cura del piccolo
  • Avere paura di restare sole con lui
  • Pensare di essere madri e mogli incapaci
  • Non riuscire a concentrarsi nella gestione quotidiana dei bisogni del piccolo (“non capisco perché piange, cosa vuole”, “non mi riconosce come mamma”, “non mi vuole”, “non so come calmarlo”) [2]

Come comportarsi in caso di depressione post-parto

L’aiuto dei familiari è importantissimo. Nelle settimane successive al parto è bene quindi non restare mai da sole in casa, almeno non per periodi prolungati. La presenza del partner o di amici e parenti (quando possibile), può essere l’arma migliore per trovare il necessario riposo e superare le prime difficoltà e le notti insonni.

Una donna che ha appena partorito ha bisogno di aiuto e di sostegno e il partner in questo caso è una figura di riferimento centrale. Gli psicologi hanno evidenziato come sia di fondamentale importanza la collaborazione attiva del compagno ed il sostegno di altri parenti prossimi per l’accudimento del piccolo e per l’avvio dell’allattamento. Nelle donne che dichiarano una relazione insoddisfacente con il proprio compagno oppure scarse relazioni sociali, infatti, il maternity blues o la depressione post-parto hanno un impatto maggiore. [3]

Se questo stato d’animo peggiora e, soprattutto, se siamo di fronte a una persona che ha già avuto episodi di depressione o ansia prima della gravidanza e indipendentemente da essa, è bene consultare un medico per verificare che non ci siano i presupposti per un intervento più specifico con l’aiuto di uno psicoterapeuta.

In un momento iniziale si può anche chiedere l’aiuto del medico di famiglia oppure al servizio psicologico del Consultorio della propria Asl di competenza che certamente sapranno analizzare la situazione, indicando il percorso più giusto. [4]

Forme di prevenzione della depressione postpartum

La prevenzione e l’educazione pre e postnatale è di fondamentale importanza e permette l’individuazione già durante la gravidanza delle donne maggiormente vulnerabili.

In questo caso i corsi preparto o gli incontri di accompagnamento alla nascita possono dare modo alle future madri di manifestare le proprie emozioni, trovando uno spazio di condivisione con altre donne nelle stesse condizioni di paure, strategie, aspettative. La rete sociale – facilmente gestita oggi anche attraverso i social network – che si crea in questi casi può essere determinante nella gestione dei primi momenti dopo il parto.

Oltre a intervenire direttamente sui fattori di “preoccupazione” delle future mamme, questi gruppi informali danno la possibilità di evitare l’isolamento sociale, uno dei rischi più grossi per chi cade in depressione dopo il parto. [5 6]

Partner, familiari ed amici devono contemporaneamente prestare attenzione ai comportamenti della neomamma, imparare a leggerli, offrendo sostegno nella quotidianità, comprensione e ascolto. [7]

La storia di Elsa

Al San Giovanni di Roma è stata seguita Elsa (nome di fantasia, ndr), una mamma giovane, in condizione di disagio psicologico. Già dai primi momenti di degenza, subito dopo la nascita del bambino, aveva manifestato ansia e inquietudine, oltre a un senso di inadeguatezza: spesso ripeteva di aver paura di tornare a casa.

Le operatrici di Fiocchi in Ospedale, l'iniziativa di Save the Children sostenuta anche da MetLife, hanno deciso di ascoltare la storia di Elsa, accompagnandola nella sua nuova vita da mamma e attivando un cosiddetto intervento di prossimità, ovvero una forma di sostegno domiciliare mirato solo a ridurre l'isolamento della giovane mamma. Le operatrici hanno aiutato Elsa a curare il piccolo e riposare facendole tornare fiducia in se stessa e sicurezza nelle sue capacità.

Oggi Elsa è una mamma felice ed è grata al percorso nascita e al progetto Fiocchi ché l'hanno aiutata, in maniera così decisiva, a superare le difficoltà emotive e psicologiche.

MetLife per Save the Children: le iniziative 2018

  • Dal 1 giugno del 2018 sarà attivato, presso il Policlinico Gemelli di Roma un progetto ad hoc sul tema del maternity blues, finalizzato alla creazione di gruppi di autoaiuto tra mamme. In particolare, le operatrici parteciperanno a corsi di accompagnamento alla nascita e colloqui di dimissione con i neonatologi e le mamme in dimissione.
  • I progetti Fiocchi in Ospedale da quest’anno dispongono di un fondo per interventi di prossimità finalizzati esattamente al sostegno delle mamme in condizioni di disagio che hanno necessità di un appoggio “extra-disciplinare” (cioè non psicologico, ma semplicemente familiare) per gestire lo stress da rientro nella quotidianità.
  • Grazie a questo fondo, sono state promosse delle attività di sostegno per mamme in gravi condizioni di stress post parto nella neonatologia dell’ospedale San Camillo. Si tratta di un progetto di musicoterapia - che ha coinvolto ad oggi circa 100 mamme e papà - che ha l’obiettivo di contribuire a riequilibrare le neomamme (e i neo papà) che hanno appena sperimentato uno stress importante dovuto alla nascita di un bambino/a, soprattutto nel caso in cui il la gravidanza sia stata problematica o il neonato/a presenti qualche patologia o prematurità per cui è ricoverato in terapia intensiva. 

In conclusione. Cosa fare quando nasce un bambino per scongiurare la depressione post-partum

  • il partner e i familiari devono stare più vicino possibile alla neo-mamma. Compatibilmente con gli impegni lavorativi, il partner deve farsi carico delle esigenze del nuovo arrivato, per non generare nella neo-mamma la sensazione, ancora più ansiogena, che il piccolo dipenda unicamente da lei;
  • prestare attenzione ad un eventuale stato di tristezza e scoramento che persiste oltre le 2 settimane e che può comparire anche dopo alcuni mesi dalla nascita del bambino. In questo caso è bene approfondire la situazione e comprendere se c’è qualcosa in più, oltre la stanchezza fisiologica;
  • non avere timore di chiedere aiuto: tramite la Asl, il medico di base o anche il proprio ginecologo, ricordando sempre alla neo-mamma che non ha nessuna colpa per quello che sta provando.

Fonti per questo articolo

  1. 1. Fiorella Monti, Francesca Agostini, Gianfranco Marano, “Depressione post-partum e interazioni madre-bambino a 3 mesi dopo il parto”, in Psicologia clinica e dello svilppo, Dic. 2006, pagg. 493-510
  2. 2. Paola Di Blasio, Chiara Ionio, “Elaborazione emotiva e sintomatologia da stress post partum”, in Psicologia della salute, 2/2001
  3. 3. Bastianoni, P., Taurino, A. “Famiglie e genitorialità oggi: nuovi significati e prospettive”. Unicopli.
  4. 4. www.depressionepostpartum.it
  5. 5. http://www.centropsichedonna.it/site/fasi-della-donna/post-partum/il-ruolo-del-padre-nel-post-partum/
  6. 6. http://www.stateofmind.it/2015/04/maternita-psicologia-psicopatologia/
  7. 7. https://www.periodofertile.it/essere-mamma/depressione-post-parto-diagnosi-sintomi-e-prevenzione
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