Compiti a casa: come aiutare i propri figli in modo costruttivo

Vediamo insieme come è possibile organizzarsi per riuscire ad aiutare i nostri figli nel portare a termine i loro impegni scolastici da soli.

Per molti dei nostri ragazzi i compiti a casa sono un onere poco gradito, tuttavia è una prassi giustificata da un fine didattico preciso: i compiti servono ad “aiutare a consolidare degli apprendimenti, stimolare autodisciplina e responsabilizzazione”, dice il pedagogista Daniele Novara sulla rivista UPPA [1].

In attesa di conoscere i risultati della proposta del MIUR di adottare il sistema finlandese [2] che prevede “niente compiti a casa” grazie ad una riorganizzazione delle attività scolastiche, in questo articolo vediamo come e quando aiutare in modo costruttivo i propri figli a svolgere i compiti a casa.

Compiti a casa: motivi di rifiuto da parte dei bambini

Secondo la psicologa Francesca Santarelli, un atteggiamento di rifiuto o malessere di fronte ai compiti a casa può nascondere delle difficoltà non solo cognitive, ma anche emotive o motivazionali. [3]

Per di più, il rifiuto dei compiti può diventare, anche per te genitore, un momento molto stressante: “Quando un figlio si rifiuta ripetutamente di impegnarsi, temporeggia, si perde, si lamenta, sbuffa - scrive la psicologa dell’infanzia Serena Costa -  un genitore  spesso si infastidisce, si sente preso in giro, oppure vive i comportamenti del figlio come una provocazione o come un vero e proprio affronto al proprio ruolo di genitore”.

“Questo accade perché un genitore ha un certo tipo di aspettativa: - continua la psicologa - fare i compiti velocemente e magari anche tutti corretti ne è un esempio. La reazione, quindi, è spesso di arrabbiarsi con il figlio”. [4]

Per rompere questo circolo vizioso è necessario instaurare un buon dialogo con i propri figli. Ciò permette di collaborare al superamento di alcune criticità che possono sorgere, ad esempio, con l’ingresso a scuola: un atteggiamento aperto e sincero con tuo figlio ti permetterà di leggere nei suoi comportamenti i motivi alla base del suo comportamento e del rifiuto dei compiti.

7 cose da fare se tuo figlio non vuole fare i compiti

Quando tuo figlio manifesta difficoltà o rifiuto del momento dei compiti, sai che devi entrare in azione, non per aiutarlo nella didattica ma per supportarlo nell’accettazione di quello che è un tassello importante per la sua crescita personale.

La psicologa Maura Manca, direttore responsabile del magazine AdoleScienza, ha sintetizzato sette azioni da fare per andare incontro ai propri figli che non vogliono fare i compiti. [9]

  1. 1. Cerca di capire e concentrati su come lui si sente in quel momento, cerca di metterti nei suoi panni;
  2. 2. Organizza tempi e spazi per fare i compiti: è importante avere orari di inizio e fine attività certi e un posto in casa dove egli si possa dedicare solo all’attività didattica;
  3. 3. Invece di aiutarlo nello svolgimento dei compiti, aiutalo a trovare un metodo di studio che sia per lui efficace, che lo aiuti ad apprendere meglio e con meno fatica;
  4. 4. Quando ci sono più materie da studiare, abitualo ad assegnare le priorità così da procedere in modo ordinato e meno affannoso nella sua lista di cose da fare;
  5. 5. Individua degli obiettivi a breve termine e raggiungibili e premialo quando li raggiunge;
  6. 6. Cerca di passare il messaggio che la scuola è un suo dovere e che è necessario trovare un equilibrio per portarlo avanti il più serenamente possibile;
  7. 7. Trasmetti la curiosità di imparare per il piacere di farlo e per trovare un senso alle cose nuove dentro se stessi: metti da parte la competitività e le tue aspettative.

anche se spesso sembrano avere bisogno del nostro aiuto, i bambini hanno molte più risorse di quante possiamo immaginare. Restano però delle cose che solo tu puoi fare per loro, come accompagnarli nella crescita e proteggerli dai piccoli e grandi imprevisti. Scopri come MetLife può aiutarti a tutelare i tuoi piccoli oggi e domani.

Bambini e compiti: li aiuti di più se li aiuti meno

Due sociologi americani, Robinson ed Harris, sostengono che “l’intervento dei genitori nelle attività scolastiche è nella maggior parte dei casi inutile, in altri addirittura dannoso”, perché con la loro presenza eccessiva, i genitori rischiano addirittura di ostacolare la crescita e il successo (anche scolastico) dei loro figli. [5]

Secondo il pedagogista Daniele Novara, trascorrere pomeriggi interi accanto ai figli per controllare la loro attività non solo impedisce ai bambini di imparare e migliorare le proprie conoscenze, ma limita la capacità di mettersi alla prova e imparare dagli errori, accettare le regole e la fatica riducendo la loro capacità di impegnarsi. [1]

Come potrebbe cambiare la scuola

Il progetto sperimentale promosso di recente dal MIUR punta a proporre, anche in Italia, il modello scolastico finlandese, noto in Europa per la superiorità delle performance dei suoi scolari e tra i più efficienti del mondo.

Il concetto sul quale si basa il modello è: “di mattina teoria, di pomeriggio pratica”. Riorganizzando il tempo-scuola, pare si possa mantenere (se non migliorare) la qualità dei risultati scolastici del nostro sistema e veder realizzato il sogno di molti bambini, ovvero non avere più compiti a casa.[8]

Da una scuola primaria di Biella, l’insegnante Susanna Rolando racconta: "abbiamo strutturato il tempo scolastico in modo da far studiare ai nostri alunni per due settimane lo stesso macro-argomento, che viene trattato anche dalle altre colleghe in un'ottica interdisciplinare. Le insegnanti della classe svolgono le normali attività di mattina e nel pomeriggio consolidano le conoscenze con attività di diverso tipo, anche pratiche. Questo consente ai bambini di acquisire i contenuti in quelle due settimane e di non essere appesantiti da compiti a casa". E i primi risultati registrati sono già considerati soddisfacenti. “Si tratta di una metodologia inclusiva che non lascia indietro nessuno - continua la Rolando - e che evita la stratificazione delle conoscenze. In altre parole, l'argomento che gli alunni studiano viene affrontato e concluso in tempi brevi e le conoscenze vengono consolidate”.

“Secondo la logica finlandese il modo migliore per affrontare il problema dei risultati scolastici insufficienti non è alzare gli standard o aumentare il tempo dedicato all’insegnamento (o i compiti), ma rendere la scuola un posto più interessante e divertente per tutti. Motivare di più gli studenti e aumentare il benessere generale a scuola sono tra gli obiettivi principali delle politiche dell’istruzione finlandesi”, dice al Washington Post il professor Pasi Sahlberg, figura di spicco nelle politiche dell’istruzione della Finlandia.

E noi possiamo solo attendere i risultati che l’esperimento del MIUR darà in Italia per poter decidere se le eccellenze raggiunte in Finlandia siano replicabili o meno. Nel frattempo vediamo come poter sostenere i nostri figli nello studio.

Consigli di lettura per i genitori

Per avere riferimenti teorici in merito a come aiutare i propri figli nel momento dei compiti a casa, puoi trovare in libreria 3 letture che ti aiuteranno:

  • Moè, Friso - L’ora dei compiti. Come favorire atteggiamenti positivi, motivazione e autonomia nei propri figli. Ed. Erickson
  • Mariani, Schiralli - Nostro figlio. Dal concepimento all’adolescenza, come aiutarlo a crescere con il metodo dell’educazione emotiva. Ed. Oscar Mondadori
  • Philippe Meirieu - I compiti a casa. Genitori, figli, insegnanti: a ciascuno il suo ruolo. Ed. Universale Economica Feltrinelli.

Fonti per questo articolo

  1. 1. https://www.uppa.it/educazione/scuola/compiti-a-casa-e-aiuto-dei-genitori/
  2. 2. https://www.orizzontescuola.it/niente-compiti-casa-sperimentazione-del-miur-si-stara-scuola-giorno-cosa-ne-pensi/
  3. 3. La psicologa Francesca Santarelli sui compiti a casa (post da Facebook) (https://www.facebook.com/plugins/post.php?href=https%3A%2F%2Fwww.facebook.com%2Fstudiosantarellidecarolis%2Fposts%2F1433316493391481%3A0&width=500)
  4. 4. La psicologa Serena Costa (https://www.serenacosta.it/scuola-e-compiti/compiti-a-casa-mio-figlio-mi-fa-disperare.html)
  5. 5. Dana Goldstein, Don’t keep your kids with their homework (https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2014/04/and-dont-help-your-kids-with-their-homework/358636/)
  6. 6. Chiara Scurati, Mamma, papà, lasciatemi fare da solo! (http://www.ieledmilano.it/milano/mamma-papa-lasciatemi-fare-da-solo-come-aiutare-i-bambini-a-diventare-autonomi-nei-compiti-a-casa/)
  7. 7. (http://www.adolescienza.it/sos/sos-genitori-adolescenti/mio-figlio-si-rifiuta-di-fare-i-compiti-cosa-posso-fare/)

 

 

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