Adozione bambini: tutto quello che c'è da sapere

Chi può adottare bambini? Quali sono i requisiti? Quali i tempi e i costi? Nell’articolo tutte le risposte a queste domande.

Chi può adottare bambini? Quali sono i requisiti? Quali i tempi? Nell'articolo tutte le risposte.

L’adozione è un atto d’amore e le famiglie Italiane si confermano molto attive e disponibili verso questo lodevole istituto: il numero di adozioni internazionali nel nostro Paese cresce in controtendenza rispetto al resto del mondo. Le adozioni di bimbi che risiedono già in Italia sono invece in numero minore (tra 1000 e 1300 ogni anno) a fronte di circa 35 mila minori negli orfanotrofi del nostro Paese.

Le famiglie che ogni anno decidono di adottare un bambino sono circa 3mila ma non tutte riescono nell’intento perché il percorso non è sempre semplice e presuppone una ferma volontà oltre ad alcuni requisiti di base. Vediamo quali sono.

I 3 requisiti di base per poter adottare un bambino

I requisiti di base che determinano l’idoneità all’adozione sono chiariti nell’articolo 6 della Legge 149 del 2001 che ha modificato il precedente regolamento (legge 184/83):

1) La coppia che richiede di adottare un bambino deve essere sposata da almeno 3 anni, oppure convivente per lo stesso periodo prima del matrimonio. Da maggio scorso, infatti, le coppie di fatto hanno diritti e doveri pari a quelli delle coppie unite in matrimonio; in questo, però, caso la valutazione della stabilità della coppia è affidata al Tribunale dei Minori attraverso i servizi sociali;

2) Viene richiesta ampia documentazione che viene valutata da parte di esperti: la coppia deve dimostrare di essere idonea a educare, istruire e mantenere i figli adottivi;

3) L’età dei componenti la coppia che chiede di adottare, deve superare di almeno 18 anni ma di non più di 45 anni l’età del bambino, anche se esistono delle deroghe a questo limite in casi particolari.

Se pensi di possedere questi requisiti puoi iniziare il percorso che porterà la tua famiglia ad adottare un bambino

Il lungo percorso per arrivare all’adozione: da dove si incomincia?

Innanzitutto è necessario specificare che è possibile decidere per due strade distinte: adozione nazionale o adozione internazionale.

L’adozione nazionale è volta all’accoglimento di un minore, di qualsiasi etnia o origine, che sia in stato di abbandono in una struttura Italiana. Nel caso di adozione internazionale invece, il minore che sarà accolto arriverà direttamente da un orfanotrofio o da una comunità all’estero.

I percorsi burocratici iniziali da affrontare non sono però differenti. Si inizia sempre da una dichiarazione di disponibilità che va compilata e depositata presso la cancelleria civile del Tribunale dei Minori. La dichiarazione deve essere corredata da ampia documentazione contenente:

  • certificato di nascita dei richiedenti e stato di famiglia;
  • certificato di buona salute di entrambi i coniugi insieme ad alcuni esami clinici compresa l’esclusione di malattie veneree, TBC e HIV;
  • modello 730 o 740 o busta paga;
  • certificato del Casellario giudiziario dei richiedenti;
  • certificazione di Sana costituzione psicofisica accertata da struttura pubblica.

Dopo la dichiarazione, il Giudice invia ai servizi sociali la documentazione sulla coppia aspirante ed entro 4 mesi la famiglia riceverà la visita degli assistenti sociali a scopo conoscitivo e valutativo rispetto alle pontenzialità genitoriali.
Le visite daranno luogo a una relazione inviata al Giudice dei Minori che convocherà la coppia per ulteriori approfondimenti. Se l’iter si ritiene positivamente concluso, il Tribunale emetterà un decreto di idoneità.

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 Se si tratta di una adozione nazionale è il Tribunale stesso che è chiamato a scegliere di affidare un minore dichiarato “adottabile” a una delle coppie che sono risultate idonee. Una volta trovata la potenziale nuova famiglia segue, nei casi più comuni, un periodo di affidamento preadottivo (da 12 a 24 mesi) che precede il decreto di adozione vero e proprio. Questo periodo ha lo scopo di verificare ulteriormente le ottimali condizioni di convivenza tra il bambino e la sua nuova famiglia.

In caso di adozione internazionale, invece il decreto di idoneità viene inviato alla Commissione per le adozioni internazionali in Italia e agli enti autorizzati a seguire gli iter all’estero, un istituto obbligatorio per chi desidera accogliere un bimbo proveniente da un Paese straniero nella propria famiglia.
È infatti tramite l’ente autorizzato che arriveranno le proposte di incontro con il bambino da adottare. Questi incontri sono necessari affinché le autorità del Paese estero di appartenenza del minore diano il proprio parere positivo all’adozione e alla verifica che sussistano tutti i presupposti così come stabilito dalla Convenzione dell’Aja all’articolo 4

Solo dopo questo incontro la Commissione per le adozioni internazionali può autorizzare l’ingresso del bambino in Italia e l’iter si conclude con la trascrizione del decreto di adozione nei registri dello Stato Civile.

Adottare un bambino: i costi da sostenere e i tempi

Abbiamo parlato di oneri burocratici e di carte, ma il lungo processo che parte con la dichiarazione di disponibilità e dovrebbe concludersi con l’ingresso stabile del bambino nella sua nuova casa ha un costo, a volte molto importante.

“Per adottare un bambino straniero, una coppia italiana deve sostenere una spesa ingente – si legge sul sito dell’Aibi da un minimo di 11-12.000 euro a un massimo di 30.000 e oltre. Dipende dal Paese prescelto. Non deve quindi stupire che molte coppie siano costrette ad accendere un mutuo per poter adottare.”
Su questo investimento pesano molto il costo delle pratiche all’estero, le parcelle dei professionisti locali e le richieste delle organizzazioni autorizzate. Oltre ciò è necessario prevedere spese per affrontare diversi viaggi e a volte permanenze di alcuni mesi, come richiesto dalle legislazioni dei vari Paesi. Questo significa anche la necessità di gestire il proprio lavoro, prendere periodi di aspettativa o ferie. In compenso è possibile detrarre il 50% delle spese sostenute, ma di certo non è un incoraggiamento.

L’adozione nazionale è invece gratuita, bisogna solo prevedere un minimo di investimento per affrontare viaggi interni e qualche esame clinico. Allora perché le adozioni in Italia sono meno di quelle internazionali?
È prettamente una questione di tempi.
“Quella nazionale è [una disponibilità della famiglia, ndr] rinnovabile dopo 3 anni ma non sempre va in porto” spiega Paola Crestani, presidente del Ciai, uno degli oltre 60 enti italiani autorizzati a seguire i percorsi di adozione all’estero. Questo significa che i tempi dell’attesa sono variabili e non possono essere previsti: se non accade nulla nei tre anni successivi alla presentazione della domanda, occorre ripetere l’intero procedimento da capo. “Per l’internazionale – continua Crestani – si fa una richiesta di idoneità al tribunale, quindi ci si rivolge a uno dei circa 60 enti autorizzati per avviare le pratiche all’estero. Ricevuto l’ok del tribunale, l’attesa può durare anche 4 anni”.

Se insomma il procedimento e i costi per dare la propria disponibilità ad accogliere un minore già in Italia sono più leggeri, c’è un fattore di tempo che è molto variabile, è possibile che il procedimento non veda mai una conclusione.

Inoltre, “Esiste sempre un fattore di rischio giuridico – si legge sul sito di Le Radici e Le Ali  ovvero la possibilità che il bambino debba ritornare alla famiglia di origine (oppure ai parenti sino al 4° grado) durante il periodo di collocamento provvisorio, cioè quando il bambino sia già stato assegnato alla famiglia adottiva, ma in attesa del Decreto di Affidamento Preadottivo”.