Come spiegare ai bambini la scomparsa di un nonno

Nella cultura occidentale la morte viene spesso esorcizzata, se ne parla poco, soprattutto in presenza di bambini, perché pensiamo che la cosa possa traumatizzarli e comprometterne la spensieratezza. Ma quando scompare una figura cara come quella del nonno (o della nonna) non si può fare a meno di parlarne. Qual è il modo migliore per farlo?

Con semplicità, chiarezza e raccontando la verità: e cioè che la morte non è un evento, ma un processo irreversibile, un viaggio di sola andata e che fa parte del ciclo della vita, anzi: ne è la naturale conclusione.

Questa premessa, razionalmente accettabile da un adulto, si scontra però con una realtà ben diversa: “tutta la cultura occidentale oggi si trova in difficoltà di fronte all’esperienza di malattie, sofferenze e morte, soprattutto quando si tratta di spiegarle ai bambini” - dice il dottor Leonardo Magalotti, psicologo e psicoterapeuta, responsabile dell’Istituto Gestalt di Firenze - “e non c’è un modo giusto o sbagliato: c’è da affrontare la situazione senza tabù e con buon senso”.

Come spiega il dottor Claudio Mochi, esperto di Play Therapy: “è importante adeguare i contenuti all’età del bambino ed evitare associazioni con il sonno o con i viaggi, perché potrebbero influire sul naturale svolgimento di attività quotidiane”, impedendo al bambino di addormentarsi serenamente o facendogli venire la paura di un mancato risveglio dei genitori, o ancora di associare la partenza di una persona cara con un mancato ritorno.

Secondo la psicologa e psicoterapeuta Michela Tranquilli, la difficoltà maggiore è proprio “comprendere che fisicamente non si vedrà più la persona”. L’approccio migliore quindi è cercare di dare spiegazioni concrete, facendo riferimento a esperienze dirette che il bambino ha già fatto.

Ad esempio, l’andamento delle stagioni o il ciclo di vita di fiori o piante presenti in casa possono essere utili per spiegare il nostro essere “temporanei”. Poi dovremo spiegare che quando si muore il nostro corpo smette di funzionare e non è più possibile fare le cose che si fanno da è vivi: non si mangia, non si beve, non si corre.

Secondo la psicoterapeuta relazionale Francesca Broccoli, a questo punto, si rende necessaria una serie di passaggi con cui gli adulti possono e devono sostenere i bambini.

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Comprensione, accettazione ed elaborazione: passaggi necessari

Come primo impegno dell’adulto c’è il cedere alle emozioni e concedersi di esprimere il proprio dolore e la propria sofferenza per la perdita della persona cara senza limitazioni, in modo da incoraggiare anche il bambino a manifestare il suo malessere, la sua tristezza, la sua rabbia, il suo disorientamento per la dipartita del nonno (o della nonna).

Poi bisogna spiegare e informare il bambino, senza dare nulla per scontato, con vocaboli chiari e semplici e senza giri di parole, che rischiano solo di confondere le idee. I bambini percepiscono quello che succede intorno a loro anche grazie alle espressioni del volto, dalle conversazioni a mezze parole e dal tono di voce usato. Quindi temporeggiare in questi termini potrebbe generare ulteriore disorientamento a livello psicologico.

Se si ha la possibilità, cioè nei casi in cui la morte del nonno non è improvvisa, è preferibile mettere in condizione il bambino di vivere in prima persona l’esperienza per poter “salutare” una delle figure più importanti della sua vita, per ridurre l’eventuale rabbia o senso di colpa di cui il bambino può rimanere vittima nei suoi pensieri, per aiutare a comprendere che la vita - ahinoi - ha una fine e nessuno può prevederne la data con matematica certezza.

Anche partecipare ai funerali è importante per riuscire ad accettare il concetto di separazione definitiva: serve a vivere l’esperienza in modo attivo, serve a costruire anche un’immagine che serva a mantenere viva la presenza, serve ad interiorizzare ed accettare le emozioni grazie al confronto con gli altri.

Infine, condividere e prendersi cura del ricordo del nonno è un’azione da non sottovalutare perché permette di “sentire” il legame come sempre vivo e presente, dando all’inconscio una vera e propria boccata d’aria che serve a riportare serenità interiore - sia per gli adulti che per i bambini. Ricordare ogni giorno le abitudini, gli oggetti più utilizzati, le frasi più comuni, il raccontare episodi di vita quotidiana, aiutano a mantenere vivo il ricordo e a colmare il senso di vuoto nutrendo un legame che comunque sarà per sempre parte di noi.

Anche se rifiutiamo l’idea della morte, non possiamo purtroppo evitare la sofferenza che un lutto è in grado di generare, soprattutto quando si parla di persone care come i nonni.

Eppure la morte esiste: è dolorosa, inaccettabile, incomprensibile, ma è pur sempre la naturale conclusione di una vita. La questione di base è evitare di iper-proteggere i bambini e di impedire loro esperienze “negative” come dolore, sofferenza e perdita. Così facendo si rischia solo di renderli estremamente fragili e vulnerabili, incapaci di gestire situazioni emotive proporzionali al passare degli anni.