La scelta dell'università: vecchi e nuovi percorsi

Come orientarsi in questa scelta così importante per i nostri figli. Ecco una selezione di fonti per identificare il percorso di studi più adatto ed alcune statistiche per valutare le prospettive di inserimento nel mondo del lavoro.

Una fase delicata e fondamentale

I nostri figli stanno crescendo e noi li accompagneremo in questo percorso importante, lasciandoli liberi di seguire le proprie inclinazioni senza forzarli in scelte che determineranno il loro futuro. Tra queste l'università è una tappa fondamentale.

Le università migliori

Per individuare il percorso universitario più adatto è necessario prendere in considerazione più parametri, come la qualità dei docenti, dei servizi offerti agli studenti e degli sbocchi professionali. Può essere utile sbirciare fra le classifiche dei migliori atenei italiani, stilate ogni anno da diversi Enti di Ricerca.

Proprio in questo periodo è stato pubblicato un interessante studio U-Multirank che, finanziato dalla Commissione Europea, ha valutato in 90 Paesi del mondo 1.300 università di cui 44 italiane. Il progetto nasce dalla necessità di trasparenza per permettere a studenti, aziende, istituti e governi una maggiore consapevolezza e conoscenza delle prestazioni delle università, valutandone anche il grado in cui contribuiscono all'occupazione. I dati emersi sono esaustivi e di facile consultazione; a ogni parametro è stato attribuito un punteggio che va da “A” (molto buono) alla “E” (debole). Come si posizionano le 44 università italiane presenti nella ricerca? Nella graduatoria nazionale, al primo posto l'Università Bocconi, seguita dal Politecnico di Bari, dal Politecnico di Milano e dall'Università di Pavia

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Consultando il Censis, noto ente di ricerca italiano, è possibile reperire ulteriori informazioni e classifiche. Il sito condivide anche articoli e novità di altrettanto importanti Istituti di Ricerca nazionali o sovra-nazionali, come AlmaLaurea e OCSE. Le università nazionali vengono suddivise in base a: 

  • 5 indicatori principali (servizi per lo studente, borse di studio e contributi, strutture, servizi web, internazionalizzazione)
  • Numerosità degli iscritti (5 fasce, da <10.000 a >40.000 iscritti)
  • Atenei Statali o non Statali 

Gli strumenti di ricerca consentono, inoltre, di filtrare i risultati per didattica, ovvero suddividendo per Lauree Triennali / Magistrali e, ancora, per atenei Statali / non Statali. Potremo dunque “scavare” in profondità per individuare tanti dati utili.

Scegliere l'università giusta

Come scegliere l'università giusta?

Statistiche a parte, per scegliere l'ateneo più adatto è bene invitare i propri figli a riflettere con calma su quali siano i loro obiettivi, i desideri per il futuro e le aspirazioni da realizzare. Il confronto in famiglia è di fondamentale importanza! Il primo passo consiste nella consapevolezza dell'offerta universitaria. La sezione “Università” del sito del Ministero dell'Istruzione e il sito universitaly.it offrono una panoramica completa, ottimo punto di partenza per iniziare a orientarsi. Identificate le aree di interesse e partecipate agli Open Day spesso organizzati dalle università per presentare la propria offerta formativa. Sono ottime occasioni in cui incontrare non solo i docenti ma anche studenti che hanno già vissuto l'esperienza di matricole, cui porre domande mirate. Molte università offrono servizi e counseling specifici, che vanno ricercati direttamente sui siti web degli atenei.

Nella fase successiva, analizzate con cura i piani di studio dei corsi preferiti, le materie e gli esami più importanti. Se conoscete ragazzi che stanno già seguendo quel corso di studi, parlate con loro degli aspetti poco chiari. A questo scopo, può essere molto utile fare il primo passo nel mondo universitario andando ad ascoltare, se consentito, delle lezioni in aula come uditori.

Proprio per rispondere a questa esigenza, l'Università degli Studi Milano-Bicocca, ad esempio, propone l'iniziativa Primavera in Bicocca 2016: prova il tuo futuro che permette agli studenti di IV e V superiore di vivere delle giornate da matricola, simulando la futura vita universitaria.

Atenei italiani: lo stato dell'arte

In occasione del convegno AlmaLaurea 2016 (Napoli, 27 Aprile) è stato approfondito il tema “Formazione universitaria e posti di lavoro: proiezioni spaziali e temporali" con la presentazione del XVIII Rapporto sul Profilo dei Laureati e del XVIII Rapporto AlmaLaurea sulla condizione occupazionale dei laureati, due ricerche condotte ogni anno da AlmaLaurea su 71 università italiane coinvolgendo rispettivamente 270 mila e 570 mila laureati. Ne emerge un quadro preciso sullo “stato dell'arte” del mondo universitario, che vede:

  • un aumento degli studenti che si laureano senza andare fuori corso: il 47% nel 2015 contro il 39% del 2010
  • un aumento degli studenti stranieri
  • una percentuale stabile (56%) di chi effettua stage e tirocini durante gli anni universitari
  • 21% degli studenti proviene da fuori regione rispetto alla sede dell'università
  • il 10% effettua esperienze di studio all'estero, come il Progetto Erasmus
  • l'84% è soddisfatto dei rapporti con i docenti e il 74% valuta positivamente i servizi di biblioteca
  • il 67% conferma la scelta del corso e dell'università, che rifarebbe; il 9% si iscriverebbe nuovamente allo stesso Ateneo, ma cambiando corso.

Le prospettive di lavoro

La seconda indagine di AlmaLaurea fa luce sulle prospettive occupazionali dei nostri laureati. I laureati triennali (che non si sono mai iscritti a un corso magistrale) sono il 43% e il loro tasso di occupazione a un anno dalla laurea è pari al 67%, con la stabilità lavorativa in crescita di un punto rispetto alla rilevazione dell'anno precedente e con retribuzione media mensile di € 1.100,00 netti. Tra i laureati magistrali a un anno dalla laurea, il 70% ha un lavoro e lo stipendio arriva a una media di € 1.132,00 netti al mese. Quasi la metà di entrambi i campioni giudica il titolo conseguito “efficace” o “molto efficace” sul mercato del lavoro. Infatti il diploma di laurea rappresenta una garanzia di occupazione anche a distanza di tempo: entro i 5 anni la loro occupazione è superiore alla media nazionale per i settori sanità, ingegneria, economia e statistica. Sotto la media, invece, per i settori letterario, giuridico, geo-biologico e dell'insegnamento.

In Italia solo il 22% dei giovani tra i 25 e i 34 anni ha raggiunto la laurea, contro il 37% della media UE. Ma l'investimento in formazione paga: il tasso di occupazione dei laureati è pari al 76,4%, quello dei diplomati si ferma al 62,2% (dati Istat).

Università, quanto ci costi…

L'Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha svolto di recente un'indagine sulle tasse relative alle principali università pubbliche italiane. La media nazionale va da € 541,30 (per la prima fascia fino ai € 6.000 di reddito) fino a € 2.193,39 per la fascia massima (oltre € 30.000 di reddito). Vanno poi aggiunte le spese per vitto e alloggio (se si studia fuori sede) e per il materiale didattico.

I fattori di costo hanno contribuito al calo di nuove matricole nel nostro Paese, specie negli ultimi anni segnati dalla crisi economica. Gli Atenei del Nord hanno tasse più alte e tra queste il primato spetta a Parma, seguita da Milano. L'Università costa, ma rappresenta un investimento fondamentale per il futuro e la sicurezza professionale dei nostri figli

Le Facoltà di tendenza

Secondo una ricerca ACTL – Sportello Stage, le facoltà preferite dai diplomati delle scuole superiori sono Medicina, Odontoiatria e Ingegneria. Oltre a Biotecnologie e Farmaceutica, in crescita anche lo studio della Lingua e Cultura Asiatica.

All'Università Cà Foscari di Venezia, ad esempio, il Dipartimento di Studi sull'Asia e sull'Africa Mediterranea (DSAAM) propone un'offerta formativa completa e volta a una formazione globale su mercati e culture di tali paesi, con ben 6 Corsi di Laurea, 2 Master e un Dottorato. Gli sbocchi professionali? Tanti ed eterogenei: dalla mediazione linguistica alla pubblicità, dalle risorse umane al management.

Tra i corsi che suscitano meno interesse, Giurisprudenza, Architettura, le materie umanistiche in generale (difficilmente collegabili a un concreto sbocco professionale) e Scienze della Comunicazione, che negli ultimi anni hanno registrato una saturazione e, in abbinamento alla situazione economica, hanno risentito dei minori investimenti fatti dalle aziende – ad esempio in pubblicità. La tendenza generale è dunque chiara: i giovani, sempre più spesso, ai sogni preferiscono la concretezza di una maggiore possibilità di impiego.

Studiare all'estero

La possibilità di effettuare un corso di laurea all'estero (dopo aver controllato che il titolo conseguito sia riconosciuto anche nel nostro Paese) o anche solo alcuni mesi in una università straniera rappresentano esperienze formative stimolanti. I nostri figli saranno infatti messi alla prova in un contesto internazionale, formandosi culturalmente e socialmente: esperienze molto apprezzate dalle aziende che assumono. La possibilità in più? Frequentare un ateneo italiano ma seguendo un corso di laurea in lingua inglese, una possibilità oggi offerta da quasi tutte le principali università.